La Nuova Sardegna

Oristano

Rabbia dei familiari: «Perché chi ha ucciso è ancora libero?»

di Simonetta Selloni
Rabbia dei familiari: «Perché chi ha ucciso è ancora libero?»

I congiunti del pensionato parlano attraverso il legale Ieri in auto hanno incrociato l’investitore, Michael Caboni

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RIOLA SARDO. Le trame del setaccio costituito dalla mediazione dell’avvocato servono forse a rendere più misurato un dolore che, comunque, trasuda anche dai toni pacati. Quelle trame non nascondono la domanda fondamentale che i familiari di Giovanni Antonio Pinna, il pensionato di Riola Sardo investito e ucciso lunedì sera nella via principale del paese, pongono. «Perché, nonostante la legge per omicidio stradale, il conducente colpevole riconosciuto e costituito, è ancora a piede libero?». Michael Caboni infatti è a tutti gli effetti un libero cittadino. Il giovane di 27 anni di Nurachi, indagato per omicidio stradale e omissione di soccorso, alla guida della potente Bmw che lunedì sera ha travolto e posto fine alla via del pensionato, non è stato ancora raggiunto da alcun provvedimento restrittivo della libertà personale. Ieri mattina lo hanno anche incrociato, i parenti di Giovanni Antonio Pinna, mentre andavano all’obitorio dove il medico legale, dottor Maietta, ha eseguito l’autopsia. Michael Caboni era in macchina, loro pure: sguardi da un finestrino all’altro, da una parte il giovane che ha confessato – prima ai carabinieri poi al tribunale del popolo di Facebook di esser scappato per paura; dall’altra la sorpresa, il dolore, il senso di sgomento per quello che si ritiene un torto. E che si può riassumere nelle parole affidate al legale che tutela la famiglia Pinna, l’avvocato Filippo Cogotti: «Ora i familiari vorrebbero esprimere il loro disappunto e l'amarezza sul fatto che l'omicida, che guidava una vettura senza copertura assicurativa, in probabile stato di alterazione per assunzione di stupefacenti, ad andatura molto sostenuta all'interno di un piccolo centro abitato e tentando pure di occultare la macchina, quindi all'evidenza uno che le regole della vita sociale non le rispetta, sia, per una lacuna normativa, ancora in giro senza avere la propria vita cambiata o stravolta come invece è ora per i parenti del sig. Pinna». Il punto centrale di tutta la vicenda è riassunto in poche parole: «I familiari si chiedono quindi: ma la legge chi tutela ? ed a cosa serve ?».

Michael Caboni (è difeso dall’avvocato Sara Ghiani), accusato di omicidio stradale, è scappato, rendendosi quindi responsabile di omissione di soccorso; ma è proprio il lasso di tempo trascorso dal momento in cui ha provocato l’incidente al momento in cui si è consegnato ai carabinieri, che già comunque lo cercavano, che si consuma la mancata flagranza di reato, quello stesso elemento che ha finora, evidentemente, trattenuto il sostituto procuratore della Repubblica Marco Ulzega a chiederne l’arresto. Anche davanti all’evidente tentativo di Caboni di inquinare le prove, visto che ha cercato di nascondere la Bmw in un canalone, anche di fronte alla positività alla cocaina, che peraltro non si può sapere con certezza quando sia stata assunta.

Tutte queste ragioni contenute nelle norme sono lontanissime dalle ragioni del cuore dei familiari di Giovanni Antonio Pinna. Un uomo che, a 84 anni, stava per rinnovare la patente. Lunedì sera usciva dal bar per la solita bicchierata con gli amici. Non sapeva che sarebbe stata l’ultima. Oggi, alle 15, il funerale.

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