La Nuova Sardegna

Oristano

I pompieri dei salvataggi estremi

di Michela Cuccu
I pompieri dei salvataggi estremi

Gli interventi nelle zone più impervie affidati ai vigili del fuoco del nucleo speleo-alpino-fluviale

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ORISTANO. Ieri, travestito da Befana, uno di loro si è calato dall’alto della Torre di Mariano per distribuire dolciumi e strappare sorrisi ai bambini e agli adulti. Sono i Vigili del fuoco di un nucleo molto speciale, il Saf, acronimo che sta per speleo-alpino fluviale. L’Uomo ragno non saprebbe far meglio di loro, quando si arrampicano in zone impervie o si calano giù da un elicottero in volo per portare in salvo persone, ma anche animali rimasti imprigionati in luoghi altrimenti impossibili da raggiungere.

Un lavoro non da tutti e non per tutti, come spiega Lucio Firinu, caposquadra responsabile del nucleo che al Comando provinciale è composto da 30 persone su un organico complessivo di 120. «Per poterne far parte è necessario superare una selezione e sottoporsi ad un addestramento speciale. Ci addestriamo almeno quindici volte all’anno, ma in realtà, ciascuno di noi si tiene per così dire in costante allenamento. Per partecipare a questo tipo di operazioni non ci si può improvvisare». Insomma: un lavoro complesso.

“Tutto velocemente ma non in fretta” è quasi il motto dei componenti del nucleo che, quando si trovano ad operare, devono avere una notevole capacità di concentrazione, perché non basta l’addestramento fisico: ci vuole anche testa. Istituito relativamente di recente (meno di vent’anni fa), il nucleo Saf viene attivato per gli interventi più complessi e vari. Spiega Firinu: «Si va dall’intervento dopo un terremoto ai soccorsi in caso di alluvione. Oppure, sempre più spesso, portiamo soccorso a persone che, praticando una attività sportiva, sono andate a finire in zone particolarmente impervie ed hanno bisogno di aiuto. Non mancano gli interventi nei centri urbani, come ad esempio, la messa in sicurezza in caso di cedimento di un tetto. Di recente siamo andati con l’elicottero a raggiungere due persone che si erano ferite in maniera grave, precipitando in una scarpata con un quad».

Gli elisoccorritori (sette in servizio al Comando di Oristano su un totale di 23 che operano in tutta la Sardegna) fanno parte di uno dei livelli dei componenti del nucleo che prevede quattro tipi di qualificazioni. Come in tutte le professioni, insomma, ci sono gli operatori con un livello di preparazione più avanzato, chi è in grado di intervenire anche da solo, ma è sicuramente il lavoro di squadra a rendere meglio un a realtà complessa e qualificata come quella del Saf. Che all’estrema capacità dei suoi componenti abbina l’impiego di attrezzature specifiche, non solo gli elicotteri, ma anche, nel caso sei soccorsi fluviali, gommoni da rafting. Soccorsi fluviali che, proprio in Sardegna, si sono resi indispensabili in occasione dell’alluvione di quattro anni fa, quando furono 600 gli interventi di soccorso operati dal nucleo nelle zone maggiormente colpite.

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