Ricci, protesta sospesa dopo le promesse
I pescatori disponibili a compiti di sorveglianza. Ma chiedono che scompaia il divieto per l’area marina
CABRAS. Dopo l’incontro di martedì scorso a Roma con i tecnici del Ministero dell’Ambiente, tra gli oltre 60 pescatori che fanno capo alle due associazioni presenti nel paese si è diffuso un cauto ottimismo circa la possibilità di tornare a pescare nelle acque dell’area marina protetta.
Ieri mattina una delegazione dei due sodalizi ha incontrato, a porte chiuse, il direttore dell’Amp Giorgio Massaro per concordare i punti da inserire nella relazione integrativa richiesta dal Ministero. «Chi ci ha ricevuti a Roma ha dato la massima disponibilità a venire incontro alle nostre esigenze, che sono quelle di avere un reddito garantito che consenta a noi e alle nostre famiglie di vivere dignitosamente - spiegano David Bichi e Giacomo Bilancetta -. Tuttavia siamo perfettamente consapevoli che i tempi del Ministero non sono i nostri. Possiamo solo sperare che la risposta arrivi prima possibile, e che sia positiva».
La relazione richiesta dai tecnici del Ministero dell’ambiente è già in fase di stesura e probabilmente sarà inviata entro questa settimana. Uno dei punti più importanti che conterrà sarà l’impegno dei pescatori di farsi carico del controllo del tratto di mare all’interno dell’Amp per prevenire il prelevamento illegale dei ricci.
«Più che dare la nostra totale disponibilità in quel senso e garantire il rispetto dei vincoli che saranno imposti dal Ministero, altro non possiamo fare - ribadiscono Bichi e Bilancetta -. D’intesa con i responsabili dell’Amp, tempo fa, abbiamo fatto le nostre proposte, che comprendevano le giornate di pesca e i quantitativi da prelevare. Speriamo che vengano raccolte».
Nel caso venisse confermato il divieto, i pescatori non esiterebbero a riprendere la lotta: «Abbiamo il diritto di lavorare, perché siamo in regola e perché paghiamo tutto quello che ci viene chiesto - spiegano ancora i due rappresentanti delle associazioni cabraresi -. Devono trovare una soluzione che tenga conto delle esigenze di tutti: le nostre, quelle della conservazione della risorsa e dell’ambiente. Lavoriamo pochi mesi e con quello che guadagniamo dobbiamo vivere tutto l’anno. A nostro giudizio i ricci ci sono. Quello che occorre fare è impegnarci tutti, a cominciare da chi è preposto al controllo, e fermare la pesca illegale».
A fine stagione i pescatori devono presentare un resoconto dei ricci prelevati, distinto per giornate di pesca e dimensione, che non può essere inferiore ai 5 centimetri di diametro esclusi gli aculei. «I dati non sono reali. È impossibile quantificare e verificare le dimensioni dei ricci prelevati dai pescatori abusivi. Noi abbiamo fatto la nostra parte, adesso tocca a loro darci risposte positive. Altrimenti la lotta riprenderà con ogni mezzo legale».
Piero Marongiu
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