Fuochi di Sant’Antonio a Bosa: dalle ceneri rinasce il carnevale
BOSA. L’affascinante cornice della sponda sinistra del Lungotemo, con sullo sfondo il fiume, il quartiere medievale di Sa Costa ed il castello sul colle di Serravalle, ospita anche quest’anno lo...
BOSA. L’affascinante cornice della sponda sinistra del Lungotemo, con sullo sfondo il fiume, il quartiere medievale di Sa Costa ed il castello sul colle di Serravalle, ospita anche quest’anno lo storico fuoco in onore di Sant’Antonio Abate. A curare l’organizzazione l’associazione religiosa intitolata al santo. L’evento segna, come vuole la tradizione, l’inizio del Karrasegare ‘Osincu. Nel pomeriggio la pira allestita dai componenti dell’associazione Sant’Antonio Abate guidata dal presidente Ignazio Arzu, noto “Babbualzu,” è stata accesa poco prima della benedizione impartita dal parroco della Cattedrale don Franco Oggianu.
Anche quest’anno però le celebrazioni religiose del 17 gennaio non si terranno nel tempio di Sant’Antonio, perché la chiesa è chiusa per motivi di sicurezza. A Sant’Antonio infatti erano comparse delle preoccupanti crepe che avevano spinto il Comune ad intervenire con una drastica ordinanza di chiusura, dopo gli accertamenti della soprintendenza.
All’interno della chiesa sono quindi state sistemate delle impalcature di sostegno, in attesa degli interventi di restauro e ristrutturazione che l’ente locale spera vengano avviati al più presto, una volta reperiti i necessari ed a quanto pare piuttosto corposi finanziamenti. Le celebrazioni religiose in onore di Sant’Antonio si tengono quindi nella vicina chiesa dedicata all’Immacolata.
La tradizione in onore del santo che, così vuole la leggenda, riuscì a rubare il fuoco al diavolo per restituirlo agli uomini con lo stratagemma di nascondere un tizzone ardente nel suo bastone di ferula, a Bosa comunque continua. Sia pur con qualche difficoltà anche logistica di anno in anno: per le stringenti normative di sicurezza e per quelle in tema di offerta di alimenti e bevande dal lato burocratico, come ultimamente anche per la difficoltà di reperire i grossi tronchi utili ad allestire la pira votiva, un tempo donati dai privati.
Altra usanza locale è quella da parte dei fedeli di effettuare tre giri in senso orario e tre antiorario, accompagnati dalla preghiera, attorno al falò. Fatto che, questo l’obiettivo, dovrebbe allontanare il mal di pancia nel corso dell’anno.
Dalle ceneri della pira votiva di Sant’Antonio poi prende vita il carnevale di Bosa. Anche quest’anno l’associazione Karrasegare ‘Osincu si è data appuntamento in riva al Temo per una prima uscita nella povera ma storica maschera locale, che prevede il visto dipinto con il nerofumo di sughero ed una semplice giacchetta rigirata addosso. Il tutto condito dalle prime battute satiriche e dai suoni più gioiosi dei trallallera che anticipano Gioggia Laldaggiolu la settimana precedente il giovedì grasso ed i riti di Giolzi e S’Attittidu il martedì di carnevale.
Alessandro Farina
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