Tentò di investire il vicino condannato a sei anni
Terralba, tentato omicidio per essersi scagliato con l’auto contro il suo rivale Secondo il giudice la vittima si salvò solo perché riuscì a entrare in una stradina
TERRALBA. L’auto lanciata contro il vicino di casa. Questi scappa e si salva mettendosi al riparo in una stradina. I vecchi rancori e una causa civile persa avevano avuto il sopravvento e in quella mattina di gennaio dell’anno scorso Marco Meloni, carrozziere di 35 anni, aveva deciso di risolvere i conti in una maniera non esattamente legittima. Il regolamento di conti nei confronti del muratore Fausto Colombu, 64 anni, gli costa però sei anni e un’accusa di tentato omicidio che ora dovrà essere smontata in appello.
In primo grado sono state infatti accolte per intero le richieste del pubblico ministero Marco De Crescenzo. Il giudice per le udienze preliminari Silvia Palmas di fronte alla quale si è celebrato il rito abbreviato ha ritenuto valida la ricostruzione dell’accusa. L’auto lanciata all’inseguimento del fuggitivo, voleva svolgere il suo compito sino alla fine e non si arrivò all’omicidio solo perché Fausto Colombu riuscì a imbucarsi nella stradina sterrata a fianco alla sua casa.
Era accaduto tutto, forse non tanto improvvisamente, alcuni giorni dopo che Marco Meloni e Fausto Colombu si erano incontrati in tribunale per risolvere alcuni dissidi che andavano avanti da tempo. Il successo dell’ultimo nella causa che li vedeva opposti sarebbe stata la scintilla che avrebbe fatto scattare l’ira del primo che, una volta incontrato il suo rivale per strada, gli puntò l’auto contro.
Nemmeno l’imputato ha mai negato questo dettaglio, ma tra accusa e parte civile da un lato e la difesa dall’altro ci sono vari punti di conflitto nella ricostruzione della vicenda. Il tentativo di uccidere, secondo l’avvocato Gianfrano Siuni, non sarebbe mai esistito. E la riprova starebbe nelle due perizie, una dell’accusa e una della difesa, in cui si chiarisce che se avesse voluto, Marco Meloni avrebbe potuto spingere l’auto contro Fausto Colombu, il quale peraltro riposto solo pochi graffi. L’accusa pesantissima si sarebbe quindi dovuta trasformare in quelle più leggere di minacce e lesioni.
Per il pubblico ministero però il mancato colpo finale di acceleratore fu dovuto esclusivamente al fatto che, una volta all’interno della stradina, la manovra era diventata impossibile perché non c’erano spazi sufficienti per effettuarla. Ci sarebbe quindi stata la volontà da parte dell’aggressore di compiere sino in fondo il suo lavoro. Così la pensa anche il giudice che l’ha condannato a sei anni e stabilito una provvisionale di mille euro come parziale risarcimento del danno richiesto dall’avvocato di parte civile Fabio Musilli.
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