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Oristano

Città “mafiosa”? L’accusa offende ma crea divisioni

di Roberto Petretto
Città “mafiosa”? L’accusa offende ma crea divisioni

I commenti alle parole della possibile candidata sindaco del M5S, Patrizia Cadau Dalla condanna: «Se sa, vada in Procura» allo scetticismo e alla condivisione

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ORISTANO. La protagonista ha chiarito e continua a farlo nelle repliche ai tanti commenti sul suo post. Ma quelle parole che(in un modo che è stato poi meglio precisato dalla possibile candidata sindaco del Movimento 5 Stelle, Patrizia Cadau) che accomunavano il nome di Oristano alla parola mafia continuano a far discutere.

Per la verità sono pochi i giudizi definitivi e inappellabili. Il più severo è Nando Faedda, presidente della Confcommercio e della Camera di Commercio, in passato consigliere comunale e persino presidente del Gremio dei Contadini. Insomma, uno che Oristano la conosce e la vive: «Mi paiono accuse assurde. Qui non esiste la mafia. In tanti anni all’interno della Confcommercio non ho mai visto nulla del genere. Qui c’è gente che ha lavorato onestamente. Qualcuno forse è stato più bravo di altri, ma mai con delle imposizioni o dei legami di tipo mafioso. E speriamo che resti sempre così».

Faedda sposa un pensiero che è comune a molti di quelli che hanno criticato le parole di Patrizia Cadau: «Se qualcuno ritiene che ci siano state delle cose irregolari, si facciano delle denunce alla Procura della Repubblica, fornendo nomi, cognomi e circostanze. Anche se siamo ormai in campagna elettorale non si possono lanciare accuse a caso. Qui c’è gente che ha lavorato bene, che ha investito e che ha portato anche del benessere alla comunità».

Gianni Sanna è stato assessore comunale e segretario provinciale del Pd, partito da cui è uscito in modo brusco tempo fa. Da lui, sulle pagine Facebook, arriva una difesa accorata: «Non ho capito cosa c'è di scandaloso in quelle parole chiare, che propongono una fotografia che abbiamo spesso sotto gli occhi. La riflessione è tanto amara quanto vera. Senza cadere mai nel qualunquismo. Peraltro chi è stato amministratore lo sa. Non c'era bisogno di alcuna precisazione. Quando si dice la verità si testimonia sempre la propria libertà e il proprio coraggio». Sarebbe stato interessante approfondire il concetto, ma Sanna ha, sin dagli ultimi tempi in cui era segretario del Pd, un rapporto difficile con le domande dei giornalisti. Quindi più in là di questo pensiero non si può andare.

Un altro affondo, seppure soft, arriva da Peppino Marras, ex consigliere e ex assessore comunale: «I social rappresentano una grande opportunità di comunicazione, ma a volte possono rivelarsi pericolosi. Quando si va a ruota libera, anche chi scrive bene e ha padronanza di linguaggio, come Patrizia Cadau, corre il rischio di incappare in incidenti. Perché quello dell’altro giorno è stato di certo un incidente di percorso. La cosa peggiore è sparare ne mucchio. Parlare di mafia, di favori, ci può anche stare, ma bisogna essere precisi e fare nomi e cognomi. La possibile candidata sindaco ha sbagliato perché non ha documentato le proprie affermazioni e le difese successive non hanno posto riparo al danno. È comunque una persona che aspira a fare il sindaco di questa città, che sul proprio profilo Facebook ha una platea molto ampia e quindi dovrebbe essere più prudente nel fare certe esternazioni».

Un fondo di verità nei concetti espressi da Patrizia Cadau lo trova Gianluca Collu, segretario di ProgReS: «Non è consigliabile replicare in comunità come le nostre il linguaggio che si usa nella battaglia politica in grandi aree metropolitane. Oristano è un piccolo paese e l’accusa che è stata fatta era molto grave. Detto questo, è vero che esiste un sistema di politica clientelare, qualche fenomeno di voto di scambio, in generale una mala-politica. Ma sono fenomeni che ritroviamo in tutta l’isola, anche in Comuni più piccoli. Quando ci si esprime attraverso i social, anche se si parte da una base di verità, ci vuole prudenza. E ci vuole più attenzione soprattutto se si ambisce a diventare il sindaco di questa città. C’è però di fondo un’esigenza di cambiamento forte».

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