Cabras, la protesta dei ricciai arriva alla Capitaneria
I pescatori hanno incontrato il comandante Erminio di Nardo. L’ufficiale ha manifestato disponibilità, ma è necessario rispettare le regole
ORISTANO. Ieri mattina una cinquantina di operatori autorizzati a pescare i ricci di mare nell’Area marina protetta, hanno incontrato il comandante della Capitaneria di Porto di Oristano, Erminio di Nardo. La riunione aveva lo scopo di informare i pescatori sui contenuti del documento redatto dai tecnici del ministero dell’Ambiente, che regolamenta il prelevamento, in termini quantitativi e di dimensione, della preziosa risorsa nella zona C dell’Amp.
«Da parte nostra – spiega di Nardo – c’è stata, c’è e ci sarà sempre la massima disponibilità nei confronti dei pescatori, i quali, lo capiamo bene, svolgono un lavoro che consente loro di vivere. Tuttavia le regole ci sono, ed è nostro dovere farle rispettare, per tutelare sia l’ambiente che chi opera legalmente. Il provvedimento di nostra competenza sarà emanato prima possibile». Ma quelle regole non a tutti piacciono, perchè considerate troppo restrittive nei confronti dei pescatori, i quali hanno paura di incappare in sanzioni che potrebbero far scattare la revoca delle autorizzazioni, cosa che per loro significherebbe la perdita del lavoro.
«Con una costante minaccia di sanzioni incombente sulle nostre teste, non possiamo lavorare – dice Giacomo Bilancetta, portavoce del Gies, una delle due associazioni autorizzate alla pesca dei ricci di mare che conta una ventina di associati –. Ci impongono di comunicare preventivamente la data e il luogo di pesca e di dotarci di un sistema di tracciamento delle imbarcazioni (Ais). Non possiamo permetterci una spesa di diverse centinaia di euro per trenta giornate lavorative. In questo modo rischiamo che le spese superino i guadagni». Il gruppo che fa capo a Bilancetta, in dissenso con le direttive emanate dal ministero, ritenute tropo limitanti e impossibili da rispettare, ha abbandonato la riunione e promette la ripresa delle proteste.
«Chiediamo tolleranza – precisa Bilancetta –. Dobbiamo comunicare preventivamente l’inizio dell’attività, il punto esatto dove ci troviamo e la fine della pesca. Quando siamo in Area marina non possiamo avere i respiratori a bordo, altrimenti rischiamo di essere sanzionati. Per noi questo significa raddoppiare i costi di mantenimento dell’imbarcazione. Così non ce la possiamo fare. Il numero dei ricci consentiti è troppo esiguo e non ci consente neppure di recuperare le spese. Ci hanno chiesto collaborazione, e noi abbiamo dato la nostra disponibilità. Da parte loro invece solo regole che sembrano barriere insormontabili. Oggi chiederemo un nuovo incontro al comandante della Capitaneria di Porto – conclude – . Se sarà necessario renderemo pubbliche tutte le nostre azioni di protesta».
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