A testa bassa contro gli odiati voucher
Il segretario regionale della Cgil Michele Carrus: «Sono una infamia che deve finire al più presto»
ORISTANO. «I voucher sono un’infamia che deve finire: cancellano ogni diritto, dalla malattia al conteggio ai fini pensionistici: sono la peggior gestione del poco lavoro che c’è». Michele Carrus, segretario regionale della Cgil spiega i motivi che hanno portato il sindacato a chiedere il referendum abrogativo di alcune parti della riforma del lavoro. Brucia la bocciatura del quesito relativo alla reintroduzione dell’articolo 18 e critica su tutti i fronti il jobs act: «Quei 20 miliardi di euro che il governo ha investito per concedere sgravi alle imprese che assumevano senza articolo 18 potevano essere utilizzati meglio. Per un programma di rilancio del lavoro che avrebbe creato posti di lavoro stabili e soprattutto senza distinzioni di diritti per questo o quel lavoratore». La battaglia per l’abolizione dei voucher non si ferma all’isola. Secondo la Cgil si tratta di « un sistema che ha reso nero il lavoro regolare, altrimenti non si spiega perché dei 115 milioni di voucher acquistati nel 2016 ne siano stati utilizzati 80 milioni», dice Roberto Ghiselli, segretario nazionale.
A Oristano e nella sua provincia, dove il tasso di disoccupazione sfiora il 20 per cento, il sindacato evidenzia le situazioni più controverse.
Roberta Manca, segretario generale della Cgil oristanese, pone in evidenza un dato allarmante e ancora tutto da decifrare.
«Se i voucher dovevano servire a cancellare la piaga del lavoro nero, qui è avvenuto il contrario. Altrimenti non si spiega per quale motivo, a fronte di oltre 3 milioni di voucher acquistati in tutta la Sardegna, in questa provincia ci sia fermati a 80 mila. Questo sistema va cancellato – prosegue Manca – perché ha reso ricattabile il lavoro buono.
La denuncia del sindacato oristanese continua: «Stiamo seguendo vertenze che dimostrano come i voucher vengano utilizzati in maniera difforme, impiegando lavoratori che dovrebbero essere occasionali a pieno titolo nelle catene di produzione. I voucher si sono sostituiti ai contratti a termine. È il caso dei lavori stagionali. Se prima nelle strutture ricettive il lavoratore aveva un contratto, anche se per pochi mesi, adesso c’è sempre di più il voucher. Con tutte le conseguenze: niente diritti e nemmeno l’assegno di disoccupazione».
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