Il pm: «Libro diffamatorio, condannate la scrittrice»
CUGLIERI. Doveva essere una storiella. Raccontarla in un libro appariva come la cosa migliore da fare. Doveva dar voce in forma simpatica a quei pettegolezzi che animano la vita di un piccolo paese....
CUGLIERI. Doveva essere una storiella. Raccontarla in un libro appariva come la cosa migliore da fare. Doveva dar voce in forma simpatica a quei pettegolezzi che animano la vita di un piccolo paese. Il libro “Su santu chi t’at fattu” si è però trasformato in una trappola giudiziaria per la sua autrice Caterina Angotzi che ora si ritrova di fronte a una richiesta di condanna a 500 euro di multa. L’accusa che gli muove il pubblico ministero Giuseppe Scarpa è quella di diffamazione ed è figlia di alcune frasi ed episodi raccontati nel libro pubblicato qualche anno fa, in cui si raccontano intrecci di famiglie senza particolari storie alle spalle, ma con tanti particolari simpatici.
Caterina Angotzi fu denunciata dagli eredi della signora Maria Fara, definita macca fissada e avida. Il suo nome non viene fatto nelle righe del libro, ma la persona è facilmente identificabile anche perché le viene attribuita una relazione sentimentale. Di più, quando si parla dei nipoti, si dice che prima ancora che la signora chiudesse gli occhi per raggiungere il paradiso, questi si stavano già esibendo in dispute tutt’altro che silenziose per suddividersi l’eredità.
Secondo il pubblico ministero e l’avvocato di parte civile Carmelo Idda si sarebbe andati oltre il confine della legge: le frasi sono ritenute diffamatorie.
La sentenza arriverà il 1° marzo e contro l’eventualità di una condanna si è espresso l’avvocato difensore Massimiliano Carta secondo cui l’accusa sta sovrapponendo due piani differenti. Starebbe cioè applicando le leggi che valgono per la stampa e per la saggistica a un’opera che invece voleva essere soltanto una creazione artistica. La manipolazione dei fatti, l’utilizzo di soprannomi, l’attribuzione di determinate caratteristiche ai protagonisti del libro vanno intesi esclusivamente come finzione letteraria. È un racconto e, in quanto tale, non può essere diffamatorio.
Enrico Carta
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