BLINDATA LA CITTÀ TRANQUILLA
di ROBERTO PETRETTO C’è un’incongruenza di fondo in questa storia del piano di sicurezza per la Sartiglia. Senza volersi sostituire a chi ha le competenze e la responsabilità dell’ordine pubblico,...
di ROBERTO PETRETTO
C’è un’incongruenza di fondo in questa storia del piano di sicurezza per la Sartiglia. Senza volersi sostituire a chi ha le competenze e la responsabilità dell’ordine pubblico, uno sguardo che cerchi di osservare la vicenda con distacco non può non coglierla. È l’incongruenza di una città che, prima in Sardegna, blinda il suo centro con . jersey antiterrorismo e chiude una delle sue piazze più grandi, centrali e importanti, pur essendo tra le comunità più tranquille non solo dell’isola, ma dell’Italia intera.
Qualche anno fa c’era stato un episodio di cronaca, una rissa finita in modo cruento con un punteruolo da macellaio brandito e usato come un’arma. L’anno scorso qualche scaramuccia tra forze dell’ordine e ragazzi assiepati in piazza Cattedrale. In mezzo c’è il crescere della tensione internazionale creata dagli attentati terroristici. Chi ha la responsabilità della sicurezza di tutti (pubblico, turisti, cavalieri, addetti all’organizzazione) deve tenere conto di tutti questi fattori, dei precedenti, del clima che si vive in città. E qui salta fuori l’incongruenza: in una delle città più tranquille d’Italia cosa giustifica provvedimenti tanto drastici e limitanti? Nei giorni scorsi il questore Francesco Di Ruberto, in una intervista al tg di NovaTv, ha commentato l’episodio dello striscione di protesta per la chiusura della piazza Cattedrale affisso alle tribune di via Duomo, parlando di Oristano (città che si appresta a lasciare) come di un luogo «dove c’è una cultura del coltello, ed è innegabile». Un pensiero che, in questi giorni è stato commentato, criticato e molto raramente giustificato e condiviso. Anche perché a Oristano questa “cultura del coltello” proprio non c’è. E se anche ci fosse stata, non sarebbe certo maturata nel corso dell’ultimo anno. Una frase infelice o un errore di valutazione? Il segno di un pregiudizio o una parola non calibrata bene? Rimane il dubbio, insieme al sospetto che possa essere all’origine di provvedimenti restrittivi. E rimane anche l’incongruenza tra “città più sicura” e “città più blindata”. Ed è la cosa più difficile da capire.
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