Bollette pagate ma Abbanoa lascia 24 famiglie a secco
Un condominio di 100 persone: conto saldato in ritardo L’amministratore si è rivolto anche al sindaco e al prefetto
ORISTANO. «Le bollette erano state regolarmente pagate, eppure, martedì, Abbanoa ci ha staccato l’acqua». Succede in via Carpaccio, dove, da due giorni 24 famiglie sono rimaste senz’acqua. Staccata per morosità, si dovrebbe dire, eppure, questa vicenda ha dei retroscena quantomeno sorprendenti che, stando a quanto raccontato dall’amministratore condominiale, che si è rivolto anche al sindaco, al prefetto e al tribunale perché quel contatore venga riattivato. Tutto ha inizio quando l’ente gestore del servizio idrico invia le cartelle dei cosiddetti “conguagli regolatori”, gli stessi che due anni fa avevano fatto scatenare una quasi sommossa con tanto di ricorsi alla magistratura. Al condominio Abbanoa chiedeva di saldare circa 4mila euro. «Ovviamente, trattandosi di un contatore unico per tutte le utenze, abbiamo riunito l’assemblea del condominio che deliberò di pagare», spiega l’amministratore condominiale, Antonio Cossu che martedì, ha chiamato anche la Polizia, quando sono arrivati gli operai per sigillare il contatore che dalla strada si dirama verso le abitazioni, chiudendo quella che in gergo tecnico si chiama “valvola Sicilia”. «La Polizia non ha potuto fare nulla se non constatare che gli operai stavano eseguendo un ordine inviato dall’azienda– racconta Cossu – così l’acqua non solo è stata staccata al condominio ma anche a due famiglie che c’entravano nulla con questa storia. La cosa terribile è nemmeno loro hanno potuto opporsi e quando hanno comunicato ad Abbanoa i dati relativi ai pagamenti delle bollette, gli è stato risposto che le loro utenze erano comunque inserite nel contatore condominiale». Un vero pasticcio, dove, a pagarne le conseguenze ora sono quasi cento persone, fra cui bambini e anziani, che non hanno nemmeno acqua da bere. «Ora rischiano persino che chiudano l’allaccio fognario, con tutto quel che ne consegue soprattutto in termini sanitari», tuona Cossu che da due giorni non fa che telefonare ed inviare comunicazioni per posta elettronica ad Abbanoa sperando di trovare una soluzione. «Ci rimandano da un ufficio all’altro – dice mostrando una grossa cartella di documenti – sono arrivati persino a sostenere che avevamo sbagliato noi e inviato le comunicazioni a indirizzi mail inesistenti, malgrado, proprio a quelle mail ci avessero dato regolari risposte». Certo, un ritardo nel pagamento delle prime due rate c’era stato. «Scadevano a dicembre 2016, le abbiamo pagate a gennaio. Poi ci hanno detto che se volevamo mettere le cose in regola dovevamo saldare anche le rate successive. Lo abbiamo fatto il 4 aprile scorso, onorando anche quelle che scadevano a dicembre 2019. Tutto inutile: l’acqua è stata staccata lo stesso». Antonio Cossu non riesce a darsi una spiegazione di quanto avvenuto. «Faccio l’amministratore condominiale da 25 anni e una cosa del genere non mi era mai capitata. Avrei capito se le cartelle non fossero state pagate, invece Abbanoa si è irrigidita. Non da spiegazioni. E ora cento persone sono state private di un bene indispensabile».
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