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Oristano

Siccità, grido d’allarme del Barigadu 

Siccità, grido d’allarme del Barigadu 

Situazione gravissima per le aziende agro-pastorali, l’Unione dei Comuni chiede interventi

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BUSACHI. La Provincia è stata ridotta all’impotenza e la Regione ignora il grido d’aiuto che si leva dai territori: è la percezione di chi ogni giorno opera in trincea e s’ interfaccia continuamente con i cittadini che chiedono risposte. E in queste ultime settimane alle problematiche legate all’edilizia scolastica a rischio, alle pessime condizioni della viabilità e alla difficoltà d’intervenire per la prevenzione degli incendi attraverso le operazioni di sfalcio se n’è aggiunta un’altra che rischia di trasformarsi in una bomba a orologeria. L’intero territorio è prostrato dalla persistente siccità, che rappresenta una minaccia per il settore primario. Ieri l’argomento è stato affrontato in assemblea dai sindaci dell’Unione del Barigadu, che ci ritorneranno anche la settimana prossima per decidere quali iniziative intraprendere per attirare l’attenzione della politica su un problema che rischia di ingigantirsi se non saranno prese le misure all’emergenza. «La situazione è drammatica – afferma il presidente Giovanni Orrù –. L’Unione ha destinato dei fondi alle attività di protezione civile per creare nuovi punti di prelievo idrico ma quello che possono fare i Comuni non è sufficiente. L’acqua delle sorgenti potrebbe non bastare al mondo agropastorale perché le falde si sono abbassate e sempre più pozzi si stanno prosciugando». Per i sindaci del Barigadu l’intervento della Regione è indispensabile. Solo a Busachi ci sono dodicimila ovini e qualche centinaio di bovini; a Sorradile trenta aziende gestiscono un patrimonio zootecnico di cinquemila capi, a Samugheo i numeri sono ancora più consistenti, senza contare quello che rischiano i settori della viticoltura e dell’olivicoltura di tutto il Barigadu. Mercoledì si deciderà in quali forme sollecitare un’azione incisiva della Regione, «Per spegnere la sete bisogna fare investimenti importanti e solo la Regione può intervenire», conclude Giovanni Orrù.
Maria Antonietta Cossu

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