«Migliorare il lavoro fatto La priorità è lo sviluppo»
di Roberto Petretto
«Ho stima e affetto per Guido Tendas, ma io ho una mia personalità e le mie idee» Sguardo al futuro partendo dall’ammettere gli errori fatti: «Serve condivisione»
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ORISTANO. Assessore uscente, Maria Obinu cerca il grande salto verso il ruolo di sindaco della città. La sostiene una coalizione di centrosinistra-sardista formata da Noior, Oristano nel cuore, Psd’Az, Pd, Psi e Valore comune.
Essere l’unico candidato sindaco che viene dall’esperienza amministrativa della Giunta Tendas è un vantaggio o un peso?
«Per me è un vantaggio, perché conosco la macchina amministrativa. Ho passato cinque anni nella Giunta Tendas, come assessore ai Servizi sociali e nell’ultimo anno anche come assessore alla Cultura. Molti stanno strumentalizzando la mia appartenenza alla Giunta uscente. Hanno incentrato la campagna elettorale su una lotta personale contro la figura di Guido Tendas. Io a Guido voglio bene, è stato il mio sindaco e lo è ancora, ma non sono Guido Tendas, sono Maria Obinu con una personalità diversa. Sono una persona molto comunicativa. L’ho dimostrato con i fatti. In cinque anni il mio ufficio è sempre stato aperto, ho ricevuto tutti, dal senzatetto al grande imprenditore. Con tutti mi sono messa nelle condizioni di ascoltare. Spesso non ho trovato soluzioni, però ho ascoltato e cercato di risolvere i problemi».
A proposito di bacchette magiche: conoscendo i conti del Comune sa che i miracoli non si possono fare. Come attuerete il vostro programma?
«I miracoli non si possono fare, ma una buona amministrazione si deve contraddistinguere per la capacità di reperire fondi. Ci sono fondi che possono arrivare in maniera diretta e indiretta. Dobbiamo implementare l’ufficio programmazione e lo sportello Europa. Dobbiamo essere bravi a scovare risorse, si può fare, non è impossibile. Il progetto Oristano est ne è la dimostrazione».
In qualche occasione ha dichiarato: “abbiamo fatto molto e abbiamo anche sbagliato”. In cosa avete sbagliato?
«Abbiamo sbagliato dove c’erano delle decisioni che dovevano cambiare il volto della città e non abbiamo coinvolto quelle persone che sarebbero state interessate da quel cambiamento. Quel piano della mobilità che era passato in Giunta non aveva l’approvazione dei residenti e dei commercianti del centro storico quindi va rivisto e concertato con le associazioni di categoria e con i residenti. Abbiamo sbagliato anche altre cose, ma riconoscere gli errori è già una buona base di partenza».
Andrea Lutzu ha detto che il periodo ideale per portare a compimento un programma è quello di due legislature. Una alle spalle ce l’ha già, anche se non da sindaco. Quali saranno i primi atti per dare seguito all’attività iniziata?
«Subito mettere mano alla macchina amministrativa. Dobbiamo mettere mano alla rotazione dei dirigenti, valorizzare maggiormente i dipendenti. Ne ho conosciuto tanti di grandissimo valore, ma il nostro Comune non ha le posizioni organizzative: vanno assolutamente create. Se si stimola un dipendente, anche con degli incentivi economici, credo che quel dipendente possa fare molto meglio. Poi convocherò gli attori del progetto Oristano est, la Ivi petrolifera: bisogna dare grande importanza al lavoro. Questa deve essere la priorità».
Centro storico: voi avete approvato il Piano particolareggiato. Ma mi pare che lei stessa abbia in mente delle modifiche...
«Non voglio una chiusura al traffico che arrivi sino a via Mazzini, vorrei una chiusura concordata con chi ci opera, in certi periodi dell’anno. Non vorrei più vedere transenne in giro, vorrei un arredo urbano più curato, con chiusure al traffico mirate in occasione delle notti bianche o del periodo natalizio, ad esempio».
Torregrande: quale ricetta avete in mente?
«Per Torregrande ci sono tante risorse che possono essere spese. Una parte degli oneri concessori che la Ivi deve dare al Comune deve essere reinvestita lì. Dd esempio per sistemare gli impianti del tennis. Lo sport insieme al lavoro e al decoro urbano, la cultura e il turismo sono aspetti sui quali il Comune può incidere in maniera importante. Quindi ci credo».
Sul porticciolo ci sono stati dei ritardi?
«Qualche lavoro sta partendo in questi giorni, sulla strada che conduce al porticciolo. Certo non basta. Il porticciolo va privatizzato. Penso a una cordata di imprenditori che vogliono investire sulla struttura. Se così non fosse il Comune si deve comunque impegnare per valorizzarlo. Col dragaggio e con tutto ciò che è necessario non solo per il diportismo, ma anche per la pesca che è un settore importante della nostra economia».
Molte amministrazioni, in passato, sono inciampate su questioni apparentemente piccole, quotidiane. Come la pulizia della città, il decoro...
«Anche questo discorso si aggancia a quello dell’efficienza della macchina amministrativa: l’ufficio ambiente ha bisogno di essere potenziato, così come l’ufficio della polizia locale. Sulla pulizia potremo incidere con il nuovo appalto della nettezza urbana».
Domanda di chiusura: come immagina Oristano tra cinque anni, al termine di una legislatura guidata dal sindaco Maria Obinu?
«Una città più pulita, dove ci sono più opportunità di sviluppo e dove le strutture sportive sono in mano alle società e i ragazzi possono usufruirne. Mi piace immaginare i ragazzi non attaccati al tablet o ai telefonini, ma che si confrontano, che parlano, in una dimensione reale. Questo non può più avvenire in strada come quando eravamo giovani noi, ma in strutture pubbliche che funzionano»
Essere l’unico candidato sindaco che viene dall’esperienza amministrativa della Giunta Tendas è un vantaggio o un peso?
«Per me è un vantaggio, perché conosco la macchina amministrativa. Ho passato cinque anni nella Giunta Tendas, come assessore ai Servizi sociali e nell’ultimo anno anche come assessore alla Cultura. Molti stanno strumentalizzando la mia appartenenza alla Giunta uscente. Hanno incentrato la campagna elettorale su una lotta personale contro la figura di Guido Tendas. Io a Guido voglio bene, è stato il mio sindaco e lo è ancora, ma non sono Guido Tendas, sono Maria Obinu con una personalità diversa. Sono una persona molto comunicativa. L’ho dimostrato con i fatti. In cinque anni il mio ufficio è sempre stato aperto, ho ricevuto tutti, dal senzatetto al grande imprenditore. Con tutti mi sono messa nelle condizioni di ascoltare. Spesso non ho trovato soluzioni, però ho ascoltato e cercato di risolvere i problemi».
A proposito di bacchette magiche: conoscendo i conti del Comune sa che i miracoli non si possono fare. Come attuerete il vostro programma?
«I miracoli non si possono fare, ma una buona amministrazione si deve contraddistinguere per la capacità di reperire fondi. Ci sono fondi che possono arrivare in maniera diretta e indiretta. Dobbiamo implementare l’ufficio programmazione e lo sportello Europa. Dobbiamo essere bravi a scovare risorse, si può fare, non è impossibile. Il progetto Oristano est ne è la dimostrazione».
In qualche occasione ha dichiarato: “abbiamo fatto molto e abbiamo anche sbagliato”. In cosa avete sbagliato?
«Abbiamo sbagliato dove c’erano delle decisioni che dovevano cambiare il volto della città e non abbiamo coinvolto quelle persone che sarebbero state interessate da quel cambiamento. Quel piano della mobilità che era passato in Giunta non aveva l’approvazione dei residenti e dei commercianti del centro storico quindi va rivisto e concertato con le associazioni di categoria e con i residenti. Abbiamo sbagliato anche altre cose, ma riconoscere gli errori è già una buona base di partenza».
Andrea Lutzu ha detto che il periodo ideale per portare a compimento un programma è quello di due legislature. Una alle spalle ce l’ha già, anche se non da sindaco. Quali saranno i primi atti per dare seguito all’attività iniziata?
«Subito mettere mano alla macchina amministrativa. Dobbiamo mettere mano alla rotazione dei dirigenti, valorizzare maggiormente i dipendenti. Ne ho conosciuto tanti di grandissimo valore, ma il nostro Comune non ha le posizioni organizzative: vanno assolutamente create. Se si stimola un dipendente, anche con degli incentivi economici, credo che quel dipendente possa fare molto meglio. Poi convocherò gli attori del progetto Oristano est, la Ivi petrolifera: bisogna dare grande importanza al lavoro. Questa deve essere la priorità».
Centro storico: voi avete approvato il Piano particolareggiato. Ma mi pare che lei stessa abbia in mente delle modifiche...
«Non voglio una chiusura al traffico che arrivi sino a via Mazzini, vorrei una chiusura concordata con chi ci opera, in certi periodi dell’anno. Non vorrei più vedere transenne in giro, vorrei un arredo urbano più curato, con chiusure al traffico mirate in occasione delle notti bianche o del periodo natalizio, ad esempio».
Torregrande: quale ricetta avete in mente?
«Per Torregrande ci sono tante risorse che possono essere spese. Una parte degli oneri concessori che la Ivi deve dare al Comune deve essere reinvestita lì. Dd esempio per sistemare gli impianti del tennis. Lo sport insieme al lavoro e al decoro urbano, la cultura e il turismo sono aspetti sui quali il Comune può incidere in maniera importante. Quindi ci credo».
Sul porticciolo ci sono stati dei ritardi?
«Qualche lavoro sta partendo in questi giorni, sulla strada che conduce al porticciolo. Certo non basta. Il porticciolo va privatizzato. Penso a una cordata di imprenditori che vogliono investire sulla struttura. Se così non fosse il Comune si deve comunque impegnare per valorizzarlo. Col dragaggio e con tutto ciò che è necessario non solo per il diportismo, ma anche per la pesca che è un settore importante della nostra economia».
Molte amministrazioni, in passato, sono inciampate su questioni apparentemente piccole, quotidiane. Come la pulizia della città, il decoro...
«Anche questo discorso si aggancia a quello dell’efficienza della macchina amministrativa: l’ufficio ambiente ha bisogno di essere potenziato, così come l’ufficio della polizia locale. Sulla pulizia potremo incidere con il nuovo appalto della nettezza urbana».
Domanda di chiusura: come immagina Oristano tra cinque anni, al termine di una legislatura guidata dal sindaco Maria Obinu?
«Una città più pulita, dove ci sono più opportunità di sviluppo e dove le strutture sportive sono in mano alle società e i ragazzi possono usufruirne. Mi piace immaginare i ragazzi non attaccati al tablet o ai telefonini, ma che si confrontano, che parlano, in una dimensione reale. Questo non può più avvenire in strada come quando eravamo giovani noi, ma in strutture pubbliche che funzionano»
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