La Nuova Sardegna

Oristano

Nell’agricoltura di precisione il futuro dei campi 

di Michela Cuccu
Nell’agricoltura di precisione il futuro dei campi 

Le macchine consentono risparmi e aumenti di produzione Un convegno del Consorzio Uno e della facoltà di Agraria

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ORISTANO. C’è sempre più alta tecnologia nell’agricoltura del futuro. La nuova sfida, che riguarda anche la zootecnia, si chiama infatti agricoltura di precisione, dove precisione sta ad indicare l’impiego di macchinari per ogni fase della coltivazione dalla preparazione dei terreni alla semina e all’irrigazione, passando per i trattamenti fitoparassitari, fino alla raccolta e trasformazione, che permettano di ottimizzare sui costi e le risorse, aumentando il reddito. Se n’è parlato ieri mattina all’auditorium san Domenico in un convegno di studi promosso dal dipartimento di Agraria dell’Università di Sassari e dal Consorzio Uno che a Oristano tiene corsi di laurea che già affrontano queste tematiche: Tecnologie viticole, enologiche e alimentari.

La facoltà di Agraria di Sassari, inoltre, dall’anno accademico 2018/ 219 attiverà un curriculum di laurea specializzato nell’agricoltura di precisione. Non è fantascienza immaginare che le macchine consentano di coltivare e allevare con queste nuove tecniche, se si pensa che già da anni, l’utilizzo dei droni nelle coltivazioni e negli allevamenti è un dato di fatto e che all’estero, impianti di irrigazione di precisione sono presenti persino in settori dove da noi è ancora inimmaginabile, come, la cerealicoltura.

Anche in Sardegna, però, si guarda avanti. Ieri mattina, intervenendo ai lavori, l’assessore regionale all’Agricoltura, Pierluigi Caria, ha spiegato come nel Piano di sviluppo rurale siano già programmati una serie di finanziamenti in questa direzione e che con la Misura 16 del Piano, di prossima pubblicazione, saranno messi a disposizione 5 milioni di euro.

Le varie relazioni presentate dai docenti universitari, hanno evidenziato la necessità di una innovazione totale del parco macchine delle aziende, che attualmente, è composto da mezzi dell’età media di 20 anni. Luigi Sartori, docente dell’Università di Padova, parlando degli effetti positivi dell’impiego dell’agricoltura di precisione, ha fornito dati interessanti.

Ad esempio le lavorazioni conservative del terreno permettono un aumento del dieci per cento della produttività e un aumento medio del reddito aziendale superiore al 50 per cento, legato alla riduzione dei costi.

A livello nazionale i ritardi sono forti, se si considera che solo il quattro per cento delle aziende è informatizzato e che l’età media degli agricoltori supera i 55 anni. «C’è tanto da fare, ma senza una vera riforma agraria che permetta di superare il problema di fondo rappresentato dalla parcellizzazione estrema delle aziende agricole, non si va da nessuna parte». Parole di Giampaolo Cirronis, presidente di Copagri che intervenendo al dibattito ha sollecitato la Regione ad avviare «una nuova politica di rilancio del settore. Il rischio – ha detto – è che se le aziende continueranno ad essere così frammentate, non si favorirà l’aggregazione e non si avrà certezza della filiera, gli investimenti potrebbero rivelarsi fallimentari, con uno spreco di risorse che nessuno può permettersi».

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