«Vogliono cancellare il Mastino»
Bosa, l’ex sindaco Casula teme che diventi “ospedale di comunità”
2 MINUTI DI LETTURA
BOSA. Se le considerazioni dei giorni scorsi potevano risuonare come un allerta nel panorama generale, la nuova posizione pubblica di “Per Bosa” in tema di sanità e sul futuro dei servizi ospedalieri dell’ospedale Mastino, in attesa del nuovo piano regionale sanitario, ha tutta l’aria del dissotterramento dell’ascia di guerra.
A dare fuoco alle polveri della polemica, l’ipotesi che l’ospedale di Bosa possa avere un futuro non più come nosocomio ma come struttura extraospedaliera.
Per il gruppo consiliare capitanato dall’ex sindaco Piero Franco Casula quanto basta per accusare la Regione.
«Era quello che noi avevamo paventato alla luce del famoso atto aziendale del 2016, dove di fatto si accettava che l'Ospedale d Bosa venisse considerato ospedale di zona disagiata (con Pronto Soccorso e Chirurgia programmata in day Hospital e week surgery), ma solo fino al 2018, per poi diventare ospedale di Comunità, con un maggior numero di posti letto per la Medicina e la Lungodegenza, ma la cancellazione del Pronto Soccorso semplice e la riduzione ai minimi termini della Chirurgia.
Franco Casula, continua nelle sue accuse. «Oggi i responsabili di questa vergognosa decisione escono allo scoperto e lo chiamano con il nome giusto: Struttura extraospedaliera!».
Decisione, sempre che così vadano le cose, che la lista “Per Bosa” definisce con un triplice «vergogna», come pure «irresponsabile, inaccettabile, inconcepibile, folle…», prima di un augurio che sembra più che altro un monito.
«Che mai e poi mai il consiglio regionale ratifichi questa decisione della giunta e del presidente dell’Uts, chiamato da fuori e pagato per fare quello che i governanti sardi non hanno avuto il coraggio (e la faccia) di far».
Casula annuncia una imminente battaglia. «La pzienza è finita. Non è più il momento del silenzio. Bisogna passare ad azioni concrete, forti e mirate a smantellare questo progetto distruttivo per l'intero territorio».
Si tratta di una esplicita richiesta di sponda politica nei consiglieri regionali eletti nel territorio, l’Udc Alfonso Marras ed il PdS Augusto Cherchi perché, con i rispettivi partiti di appartenenza «si oppongano con forza a questa scellerata decisione e rendano pubblica lo loro posizione. Sempre che non sia troppo tardi», conclude con poca speranza l’ex sindaco.
Alessandro Farina
A dare fuoco alle polveri della polemica, l’ipotesi che l’ospedale di Bosa possa avere un futuro non più come nosocomio ma come struttura extraospedaliera.
Per il gruppo consiliare capitanato dall’ex sindaco Piero Franco Casula quanto basta per accusare la Regione.
«Era quello che noi avevamo paventato alla luce del famoso atto aziendale del 2016, dove di fatto si accettava che l'Ospedale d Bosa venisse considerato ospedale di zona disagiata (con Pronto Soccorso e Chirurgia programmata in day Hospital e week surgery), ma solo fino al 2018, per poi diventare ospedale di Comunità, con un maggior numero di posti letto per la Medicina e la Lungodegenza, ma la cancellazione del Pronto Soccorso semplice e la riduzione ai minimi termini della Chirurgia.
Franco Casula, continua nelle sue accuse. «Oggi i responsabili di questa vergognosa decisione escono allo scoperto e lo chiamano con il nome giusto: Struttura extraospedaliera!».
Decisione, sempre che così vadano le cose, che la lista “Per Bosa” definisce con un triplice «vergogna», come pure «irresponsabile, inaccettabile, inconcepibile, folle…», prima di un augurio che sembra più che altro un monito.
«Che mai e poi mai il consiglio regionale ratifichi questa decisione della giunta e del presidente dell’Uts, chiamato da fuori e pagato per fare quello che i governanti sardi non hanno avuto il coraggio (e la faccia) di far».
Casula annuncia una imminente battaglia. «La pzienza è finita. Non è più il momento del silenzio. Bisogna passare ad azioni concrete, forti e mirate a smantellare questo progetto distruttivo per l'intero territorio».
Si tratta di una esplicita richiesta di sponda politica nei consiglieri regionali eletti nel territorio, l’Udc Alfonso Marras ed il PdS Augusto Cherchi perché, con i rispettivi partiti di appartenenza «si oppongano con forza a questa scellerata decisione e rendano pubblica lo loro posizione. Sempre che non sia troppo tardi», conclude con poca speranza l’ex sindaco.
Alessandro Farina
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
