ARCHEOLOGIA
Ancora una missione tunisina degli specializzandi dell’Uno
ORISTANO. L’Università di Oristano, attraverso la Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Sassi, presenta oggi i risultati della nona missione archeologica Internazionale...
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ORISTANO. L’Università di Oristano, attraverso la Scuola di specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Sassi, presenta oggi i risultati della nona missione archeologica Internazionale di Neapolis (Nabeul - Cap Bon), in Tunisia, che si è svolta tra il 2 e il 15 luglio scorso. voltasi tra il 2 e il 15 luglio 2017, con il contributo del Consorzio Uno. Si tratta di una campagna inserita nell'accordo quadro siglato nel 2009 tra l'Institut National du Patrimoine di Tunisi e l'Università degli Studi di Sassari. Sono quattro gli specializzandi della sede di Oristano che hanno partecipato alla missione, che ha coinvolto anche alcuni studenti.
Alla conferenza stampa saranno presenti Mohamed Hassine Fantar, e Mounir Fantar, i docenti della Scuola di specializzazione in Beni Archeologici impegnati nella missione neapolitana ed il direttore generale del Consorzio Uno Francesco Asquer.
Sarà presentata la scoperta dell’area del Forum di Neapolis e della suddivisione urbana in isolati, scanditi dalle strade Nord/Sud (cardines) e Est/Ovest (decumani), che si individuano sia nell’area terrestre, sia nell’area della città sommersa, circa un terzo dell’intera superficie urbana.
Nelle ricerche subacquee si sono individuati numerosi stabilimenti per la produzione del garum (salsa di pesce) sprofondati fino a 5 metri di profondità, in seguito ad un evento tettonico, avvenuto probabilmente del IV secolo d. C.
Neapolis d’Africa diviene così l’unica città antica sommersa (parzialmente) del Maghreb.
I settori di intervento che hanno caratterizzato questa missione hanno riguardato la conclusione dei saggi di scavo iniziati nel 2016 e la realizzazione di piccoli saggi di verifica della cronologia degli atria con fontane della Nymfarum Domus e del cardo orientale della domus, e un'area marina con l'indagine delle strutture sommerse attraverso sonar a scansione laterale (side scan sonar) e immagini fotografiche e video tramite GoPro.
Alla conferenza stampa saranno presenti Mohamed Hassine Fantar, e Mounir Fantar, i docenti della Scuola di specializzazione in Beni Archeologici impegnati nella missione neapolitana ed il direttore generale del Consorzio Uno Francesco Asquer.
Sarà presentata la scoperta dell’area del Forum di Neapolis e della suddivisione urbana in isolati, scanditi dalle strade Nord/Sud (cardines) e Est/Ovest (decumani), che si individuano sia nell’area terrestre, sia nell’area della città sommersa, circa un terzo dell’intera superficie urbana.
Nelle ricerche subacquee si sono individuati numerosi stabilimenti per la produzione del garum (salsa di pesce) sprofondati fino a 5 metri di profondità, in seguito ad un evento tettonico, avvenuto probabilmente del IV secolo d. C.
Neapolis d’Africa diviene così l’unica città antica sommersa (parzialmente) del Maghreb.
I settori di intervento che hanno caratterizzato questa missione hanno riguardato la conclusione dei saggi di scavo iniziati nel 2016 e la realizzazione di piccoli saggi di verifica della cronologia degli atria con fontane della Nymfarum Domus e del cardo orientale della domus, e un'area marina con l'indagine delle strutture sommerse attraverso sonar a scansione laterale (side scan sonar) e immagini fotografiche e video tramite GoPro.
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