Crisi dell’Oristanese? La politica si autoassolve
di Michela Cuccu
I consiglieri regionali replicano alle accuse arrivate da Cgil, Cisl e Uil: «Abbiamo lavorato tanto e concluso positivamente diverse vertenze»
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ORISTANO. «Non siamo stati immobili, anzi: abbiamo sempre continuato a sostenere e portare avanti le istanze del nostro territorio». I consiglieri regionali eletti nell’Oristanese non ci stanno. Accusati di disattenzione verso i problemi della dai segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil che, su La Nuova, parlando della necessità di avviare una vertenza nei confronti della giunta Pigliaru, rea secondo le organizzazioni di categoria di non aver mantenuto le promesse e di aver quasi dribblato l’Oristanese in favore di altri territori, replicano pacatamente ma in maniera ferma. Anzi, c’è chi rimanda le stesse accuse ai sindacati.
La controaccusa. È il caso Attilio Dedoni: «In altre provincie i sindacati hanno agito ben diversamente portando avanti battaglie importanti e ottenendo risultati». Il consigliere dei Riformatori ne ha per tutti: «Altrettanto hanno fatto i consiglieri di maggioranza, che più volte ho sollecitato, anche in aula, a intervenire per far presenti i gravi problemi del territorio privo di infrastrutture, con un sistema di trasporti e viabilità del tutto inadeguati e con una situazione riguardo il servizio sanitario davvero grave. Sono rimasti quasi impassibili. Un silenzio che è stata una vera autoesclusione del territorio, quasi una ritirata. Credo – aggiunge – che tuttavia ci siano grandi margini di recupero, ma serve coesione, unitarietà, altrimenti ancora una volta, l’Oristanese sarà relegato a una marginalità che davvero non merita. Non fosse altro per la sua collocazione strategica e le risorse».
Il nodo sanità. Anche Domenico Gallus, subentrato in Consiglio circa due mesi fa per Forza Italia, non solo respinge l’accusa di immobilismo, ma ha anche una visione diversa da Dedoni sul fronte Sanità: «Ho lavorato con successo in Commissione e con tanti emendamenti ho fatto sì che attraverso il piano sanitario che arriverà in aula, Oristano sarà finalmente equiparata agli altri territori, con il San Martino che diventa Dea di 1° livello, il Mastino di Bosa rafforzato come pure il Delogu di Ghilarza. Quest’ultimo era destinato inizialmente a divenire ospedale di comunità, manterrà invece i reparti di Chirurgia e Medicina».
Manca l’imprenditoria. Anche Antonio Solinas respinge le critiche: «Veramente io mi sono sempre e solo occupato dei problemi dell’Oristanese». Secondo l’esponente del Partito Democratico «I problemi sono altri e vanno individuati nella divisione fra singoli territori di un’area che, privata ora persino della rappresentanza politica con la cancellazione delle amministrazioni provinciali, non riesce a trovare momenti di coesione. Qui, dove il territorio è suddiviso in ben 88 Comuni, capita persino che si marci a velocità differenti, come sta avvenendo con i Piani Territoriali: a oggi l’unico concluso è quello dell’Unione dei Comuni di Parte Montis. La realtà è che l’assenza di un’imprenditoria privata rende estremamente più difficili le cose. Insomma, non si può immaginare di affidare il rilancio solo alla costruzione di piazzette e marciapiedi. Qui anche i privati devono fare la loro parte, altrimenti non se ne esce».
Territorio non coeso. Sulla stessa linea il compagno di partito Mario Tendas: «La mancanza di coesione del territorio è un grave problema. Altrove, come nel caso dell’Ogliastra, hanno dimostrato unitarietà ed è stata la scelta vincente. Invece qui, e mi metto in causa anche io in quanto sindaco, non riusciamo mai a fare le cose assieme e, se avviene, arriviamo in ritardo». Secondo i due esponenti della maggioranza: «L’Oristanese paga anche lo scotto di una giunta regionale composta da tecnici e non da politici, ma questo – precisano – non significa che il Territorio debba farsi indietro». Infine rivendicano il loro impegno: «Siamo sempre intervenuti con successo per la tutela delle nostre comunità. È accaduto ad esempio quando si trattò di salvare gli ospedali di Bosa e Ghilarza, lo abbiamo fatto per impedire la cancellazione di presidi come la Questura e la Prefettura. Lo faremo ancora e sarà un autunno di grandi confronti politici».
La controaccusa. È il caso Attilio Dedoni: «In altre provincie i sindacati hanno agito ben diversamente portando avanti battaglie importanti e ottenendo risultati». Il consigliere dei Riformatori ne ha per tutti: «Altrettanto hanno fatto i consiglieri di maggioranza, che più volte ho sollecitato, anche in aula, a intervenire per far presenti i gravi problemi del territorio privo di infrastrutture, con un sistema di trasporti e viabilità del tutto inadeguati e con una situazione riguardo il servizio sanitario davvero grave. Sono rimasti quasi impassibili. Un silenzio che è stata una vera autoesclusione del territorio, quasi una ritirata. Credo – aggiunge – che tuttavia ci siano grandi margini di recupero, ma serve coesione, unitarietà, altrimenti ancora una volta, l’Oristanese sarà relegato a una marginalità che davvero non merita. Non fosse altro per la sua collocazione strategica e le risorse».
Il nodo sanità. Anche Domenico Gallus, subentrato in Consiglio circa due mesi fa per Forza Italia, non solo respinge l’accusa di immobilismo, ma ha anche una visione diversa da Dedoni sul fronte Sanità: «Ho lavorato con successo in Commissione e con tanti emendamenti ho fatto sì che attraverso il piano sanitario che arriverà in aula, Oristano sarà finalmente equiparata agli altri territori, con il San Martino che diventa Dea di 1° livello, il Mastino di Bosa rafforzato come pure il Delogu di Ghilarza. Quest’ultimo era destinato inizialmente a divenire ospedale di comunità, manterrà invece i reparti di Chirurgia e Medicina».
Manca l’imprenditoria. Anche Antonio Solinas respinge le critiche: «Veramente io mi sono sempre e solo occupato dei problemi dell’Oristanese». Secondo l’esponente del Partito Democratico «I problemi sono altri e vanno individuati nella divisione fra singoli territori di un’area che, privata ora persino della rappresentanza politica con la cancellazione delle amministrazioni provinciali, non riesce a trovare momenti di coesione. Qui, dove il territorio è suddiviso in ben 88 Comuni, capita persino che si marci a velocità differenti, come sta avvenendo con i Piani Territoriali: a oggi l’unico concluso è quello dell’Unione dei Comuni di Parte Montis. La realtà è che l’assenza di un’imprenditoria privata rende estremamente più difficili le cose. Insomma, non si può immaginare di affidare il rilancio solo alla costruzione di piazzette e marciapiedi. Qui anche i privati devono fare la loro parte, altrimenti non se ne esce».
Territorio non coeso. Sulla stessa linea il compagno di partito Mario Tendas: «La mancanza di coesione del territorio è un grave problema. Altrove, come nel caso dell’Ogliastra, hanno dimostrato unitarietà ed è stata la scelta vincente. Invece qui, e mi metto in causa anche io in quanto sindaco, non riusciamo mai a fare le cose assieme e, se avviene, arriviamo in ritardo». Secondo i due esponenti della maggioranza: «L’Oristanese paga anche lo scotto di una giunta regionale composta da tecnici e non da politici, ma questo – precisano – non significa che il Territorio debba farsi indietro». Infine rivendicano il loro impegno: «Siamo sempre intervenuti con successo per la tutela delle nostre comunità. È accaduto ad esempio quando si trattò di salvare gli ospedali di Bosa e Ghilarza, lo abbiamo fatto per impedire la cancellazione di presidi come la Questura e la Prefettura. Lo faremo ancora e sarà un autunno di grandi confronti politici».
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