Bosa, la burocrazia blocca gli interventi nel rione Sa Costa
di Alessandro Farina
Una turista bolognese ha acquistato un rudere 10 anni fa Il progetto è fermo: il Piano del centro storico non è validato
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BOSA. Storie paradossali di burocrazia e regole: manca la validazione del piano particolareggiato di Sa Costa, e per una signora di Bologna, amante del borgo antico di Bosa, che ha acquistato 8 anni fa un rudere sul quale riedificare una casa crollata da tempo, inizia un lungo e snervante tira e molla.
Un paradosso, appunto. Uno dei tanti in una cittadina per buona parte ingessata da rigidi vincoli idrogeologici a valle, mentre a Sa Costa c’è un reticolo di regole in parte approvato, in parte da definire che produce lo stesso risultato: un blocco.
Basterebbe il passaggio in consiglio comunale, successivo a un lavoro tecnico di armonizzazione del Piano particolareggiato del centro storico alle linee del Piano paesistico regionale per risolvere più di una situazione e magari consentire l’apertura di qualche nuovo cantiere edile, dando così un po' di respiro a qualche impresa edile qualificata.
Emanuela Merli da Bologna arriva in città oltre dieci anni fa, prende prima casa in periferia e acquista poi un rudere in via Montenegro, tra due abitazioni a quattro piani, per coronare il suo sogno di vivere tra le antiche mura del borgo millenario.
«Chiuse le questioni di rogito e saldato il conto economico pregresso con il Comune, i primi pesanti adempimenti, il tecnico a cui ho affidato l’incarico presenta una serie di progetti per riedificare l’abitazione. Ma, trascorsi ormai otto anni, ancora non si vede la fine di questa vicenda» spiega con rammarico.
In caso di riedificazione, nel centro storico sotto tutela di Soprintendenza e Ufficio tutela paesaggio, infatti, l’articolo 74 del Piano paesistico regionale prescrive che il consiglio comunale debba validare il Piano particolareggiato, approvato anni fa.
Lo strumento locale insomma va armonizzato alle linee di quello regionale, il dato tecnico. Passaggio non ancora avvenuto: eppure potrebbe risolvere più di una situazione ancora pendente a Sa Costa.
«Tutti gli anni vado più volte in comune. Ma mi si risponde che la documentazione è in partenza o in viaggio per Cagliari, che l’amministrazione non ha una figura competente per affrontare queste situazioni, e varie cose che non risolvono il problema». Così la signora Merli sta pensando di lasciare Bosa. Il solo possesso del rudere poi ha dei costi, perché il bene va mantenuto in sicurezza. Col rischio di incorrere nelle conseguenze del regolamento comunale che prevede come ultima ratio l’acquisizione al Comune e la vendita all’asta di un immobile, se il proprietario non dovesse intervenire.
«Quella del progetto di via Montenegro è una situazione particolare di cui ci siamo più volte occupati - dice il sindaco Luigi Mastino -. Prenderò a cuore il problema per trovare una soluzione».
La questione a quanto pare non si sarebbe posta nel caso in cui «al nuovo progetto di riedificazione fosse stata allegata la documentazione, fotografica o altro, che avesse dimostrato l’altezza del precedente edificio ormai crollato rispetto a quanto previsto nel progetto di riedificazione».
Via però preclusa, in quanto la struttura era collassata da tempo. Quindi l’unica soluzione è la validazione del Piano particolareggiato: «Ho già chiesto agli uffici competenti di attivarsi - conclude il sindaco Mastino -, ma la scarsità di personale e la mole di lavoro esistenti rendono tutto complesso».
Un paradosso, appunto. Uno dei tanti in una cittadina per buona parte ingessata da rigidi vincoli idrogeologici a valle, mentre a Sa Costa c’è un reticolo di regole in parte approvato, in parte da definire che produce lo stesso risultato: un blocco.
Basterebbe il passaggio in consiglio comunale, successivo a un lavoro tecnico di armonizzazione del Piano particolareggiato del centro storico alle linee del Piano paesistico regionale per risolvere più di una situazione e magari consentire l’apertura di qualche nuovo cantiere edile, dando così un po' di respiro a qualche impresa edile qualificata.
Emanuela Merli da Bologna arriva in città oltre dieci anni fa, prende prima casa in periferia e acquista poi un rudere in via Montenegro, tra due abitazioni a quattro piani, per coronare il suo sogno di vivere tra le antiche mura del borgo millenario.
«Chiuse le questioni di rogito e saldato il conto economico pregresso con il Comune, i primi pesanti adempimenti, il tecnico a cui ho affidato l’incarico presenta una serie di progetti per riedificare l’abitazione. Ma, trascorsi ormai otto anni, ancora non si vede la fine di questa vicenda» spiega con rammarico.
In caso di riedificazione, nel centro storico sotto tutela di Soprintendenza e Ufficio tutela paesaggio, infatti, l’articolo 74 del Piano paesistico regionale prescrive che il consiglio comunale debba validare il Piano particolareggiato, approvato anni fa.
Lo strumento locale insomma va armonizzato alle linee di quello regionale, il dato tecnico. Passaggio non ancora avvenuto: eppure potrebbe risolvere più di una situazione ancora pendente a Sa Costa.
«Tutti gli anni vado più volte in comune. Ma mi si risponde che la documentazione è in partenza o in viaggio per Cagliari, che l’amministrazione non ha una figura competente per affrontare queste situazioni, e varie cose che non risolvono il problema». Così la signora Merli sta pensando di lasciare Bosa. Il solo possesso del rudere poi ha dei costi, perché il bene va mantenuto in sicurezza. Col rischio di incorrere nelle conseguenze del regolamento comunale che prevede come ultima ratio l’acquisizione al Comune e la vendita all’asta di un immobile, se il proprietario non dovesse intervenire.
«Quella del progetto di via Montenegro è una situazione particolare di cui ci siamo più volte occupati - dice il sindaco Luigi Mastino -. Prenderò a cuore il problema per trovare una soluzione».
La questione a quanto pare non si sarebbe posta nel caso in cui «al nuovo progetto di riedificazione fosse stata allegata la documentazione, fotografica o altro, che avesse dimostrato l’altezza del precedente edificio ormai crollato rispetto a quanto previsto nel progetto di riedificazione».
Via però preclusa, in quanto la struttura era collassata da tempo. Quindi l’unica soluzione è la validazione del Piano particolareggiato: «Ho già chiesto agli uffici competenti di attivarsi - conclude il sindaco Mastino -, ma la scarsità di personale e la mole di lavoro esistenti rendono tutto complesso».
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