Comune di Oristano-Abbanoa, vittoria con beffa
Il giudice riconosce all’amministrazione un credito di 1 milione e 137mila euro a fronte dei 4 milioni e 200mila richiesti
ORISTANO. Un buco nell’acqua o, per essere generosi, mezzo buco. Il Comune la spunta nella causa contro Abbanoa, ma il tutto somiglia parecchio alla più classica delle vittorie di Pirro che solo l’eventuale magnanimità del gestore del servizio idrico potrà evitare che si trasformi in sconfitta. Certo, resta la possibilità di un secondo round in tribunale, ma il primo, per quanto il Comune abbia ottenuto ragione, sancisce i confini del pasticcio in più atti generato dalle scelte fatte nel 2008 dall’amministrazione allora guidata da Angela Nonnis e poi perpetrate con tenacia negli anni a seguire.
Le ragioni della causa. Non è una favola, ma la morale della storia è che a fronte di 4 milioni e 200mila richiesti, all’amministrazione civica andranno 1 milione e 137mila euro che nemmeno basteranno per ripagare i crediti che nel frattempo Abbanoa ha maturato nei confronti dello stesso Comune. L’ente aveva chiesto il maxi rimborso calcolandolo in base alle bollette che gli oristanesi hanno pagato per il triennio che va dal 2006 al 2008. Il Comune sosteneva che quella cifra non dovesse finire nelle casse del gestore del servizio idrico che invece se n’era appropriato. Il motivo era facilmente spiegabile: Abbanoa era subentrato nella gestione solamente dal 1 gennaio del 2009. «I soldi del periodo precedente erano e sono nostri», sosteneva il Comune che aveva iniziato la sua battaglia per l’acqua tramite un’ingiunzione di pagamento del febbraio del 2011, durante gli ultimi vagiti della stessa giunta comunale che tre anni prima aveva ottenuto l’avallo convinto della maggioranza del Consiglio allorché si decise l’ingresso di Oristano in Abbanoa.
La lite inizia nel 2011. Abbanoa, di fronte all’ingiunzione, non volle sentire ragioni perché la somma richiesta veniva ritenuta spropositata e così ogni tentativo di trovare un accordo e avviare una transazione naufragò. Le parti non si incontrarono a metà strada e iniziò durante la giunta Tendas una causa infinita, fatta di continui rinvii e cambi di giudici che ha dilatato i tempi della questione sino alla sentenza emessa dal giudice Antonio Angioi appena due giorni fa.
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Le motivazioni del giudice. In diciassette pagine spiega il perché della decisione e chiarisce subito alcuni aspetti che dovrebbero portare anche a valutazioni di tipo politico sul valore della scelta allora operata. Sembra quasi di scorgere le intenzioni che sottostavano alla decisione di entrare in Abbanoa (tutelata dall’avvocato Vincenzo Frenda) dove Oristano fece il suo ingresso calandosi le braghe. La filosofia politica di quell’atto appare chiara: il Comune (assistito nella causa dall’avvocato Gianna Caccavale) sapeva di levarsi dai piedi una grana e in fondo era convinto che mai e poi mai Abbanoa sarebbe stata talmente efficiente da riuscire a incassare i soldi delle bollette arretrate. Così stipulò un accordo che il giudice compara a un «contratto atipico a titolo gratuito» in cui nessuna clausola attribuiva al Comune alcun corrispettivo in denaro. Quando poi il Comune si accorse che i soldi dei contribuenti invece arrivavano regolarmente allora decise di battere cassa e chiedere il maxi rimborso.
Abbanoa diventa creditrice. Il gestore del servizio idrico ora diventa creditore nei confronti del Comune. Ma potrebbe non esigere queste somme o comunque potrebbe venire incontro all’ente. Lo si intuisce dalle parole dell’amministratore unico Alessandro Ramazzotti: «La sentenza che conclude un lungo periodo di conflitto, può essere l’occasione per riprendere un rapporto di collaborazione nell’auspicio che anche Oristano entri a far parte della compagine sociale di Abbanoa».
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