La pacifica rivolta dei ciclisti a piedi
di Enrico Carta
Il flash mob tra piazza Roma e piazza Eleonora per protestare contro la chiusura del centro storico alle due ruote
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ORISTANO. Due immagini: da una parte una auto impunemente parcheggiate in divieto di fermata in piazza Roma; dall’altra un centinaio di ciclisti che accompagnano le loro due ruote a mano attraverso da piazza Roma sino piazza Eleonora. Sono alcune delle vie interessate dall’ordinanza del Comune prossima all’entrata in vigore che riguarderà anche vico Umberto, via De Castro, via Garibaldi, via Parpaglia, Via Serneste e vico Iosto. Somiglia tanto a una “zona rossa” anti biciclette. Il provvedimento dell’assessora Pupa Tarantini ha prodotto la reazione dei ciclisti che hanno organizzato il flash mob di ieri sera che ha raggiunto la statua di Eleonora. Gli organizzatori Luca Meloni e Cinzia Palmas spiegano che l’obiettivo era chiaro e costruttivo: «Si vuole sensibilizzare i ciclisti a un uso corretto del mezzo. Non difendiamo i maleducati, ma questo è un provvedimento che punisce un’intera categoria e che non va nella direzione della coesistenza tra pedoni e ciclisti. Il nostro è stato un incontro di persone che vivono la città in bici e che vedono la proibizione come un segnale di decadimento culturale».
Non sono i soli a pensarla così. Pier Gavino Marchi e Andrea Marroccu ribadiscono: «Basterebbe l’applicazione del codice della strada e controlli sui comportamenti sbagliati. Ci chiediamo se ci sia un motivo valido per adottare un provvedimento così punitivo e fa riflettere il fatto che altrove si incentivi l’uso delle bici fornendo mezzi di proprietà pubblica». Il segnale lanciato dall’amministrazione va in senso contrario come rimarca Vincenzo Urru: «È un orientamento fuori dal tempo che non risolve un problema per cui il rimedio esisteva già ed era quello del controllo. Chiediamoci cosa succederebbe se chi quotidianamente usa la bici, la lasciassero a casa. Perderemmo in salute, qualità dell’aria, qualità della vita e guadagneremmo in traffico, scarsa sicurezza perché le bici dovranno concentrarsi su zone molto trafficate dalle auto e inquinamento».
La decisione, secondo altri, aumenta i problemi. Lo dice Roberto Martani che in centro risiede: «Per irrilevanti motivi di sicurezza peraltro facilmente risolvibili attraverso normali controlli, succederà che chi risiede qui sarà costretto a lasciare la bici e riprendere la macchina con esiti facilmente immaginabili per il traffico». E infatti Antonio Scanu fa un parallelo con le auto: «Seguendo il ragionamento dell’amministrazione dovremmo fare un provvedimento contro la circolazione delle auto visto il numero elevato di pedoni investiti». Di «imposizione fastidiosa» parla invece Matteo Nuvoli, che prosegue: «È un segnale scorretto per una città adatta alle biciclette quanto poche altre. Trovo assurdo che non si pensi attraverso la segnaletica stradale e i controlli contro chi non rispetta le norme a trovare un’armonica convivenza tra pedoni, ciclisti e automobilisti». Secondo Marco Cominu quel che manca è una «visione generale della città per la quale le biciclette potrebbero avere un importante ruolo. Ci sono culture virtuose da imitare, perché le due ruote sono anche un mezzo “socievole”, invece si va nella direzione opposta». Pensiero ripreso anche da Paola Pirina che cita la sua vita da studentessa universitaria a Bologna: «La bici è un segno di civiltà così come civile dev’essere chi la usa. Abbiamo esempi virtuosi da seguire, invece lanciamo un segnale contrario». Segnale che non piace a Daniele Puggioni e Mirko Musio: «Siamo giovani che usano la bicicletta per andare al lavoro passando per il centro stando attenti a non creare situazioni di pericolo. Il provvedimento va in una direzione che è contro il futuro».
Non sono i soli a pensarla così. Pier Gavino Marchi e Andrea Marroccu ribadiscono: «Basterebbe l’applicazione del codice della strada e controlli sui comportamenti sbagliati. Ci chiediamo se ci sia un motivo valido per adottare un provvedimento così punitivo e fa riflettere il fatto che altrove si incentivi l’uso delle bici fornendo mezzi di proprietà pubblica». Il segnale lanciato dall’amministrazione va in senso contrario come rimarca Vincenzo Urru: «È un orientamento fuori dal tempo che non risolve un problema per cui il rimedio esisteva già ed era quello del controllo. Chiediamoci cosa succederebbe se chi quotidianamente usa la bici, la lasciassero a casa. Perderemmo in salute, qualità dell’aria, qualità della vita e guadagneremmo in traffico, scarsa sicurezza perché le bici dovranno concentrarsi su zone molto trafficate dalle auto e inquinamento».
La decisione, secondo altri, aumenta i problemi. Lo dice Roberto Martani che in centro risiede: «Per irrilevanti motivi di sicurezza peraltro facilmente risolvibili attraverso normali controlli, succederà che chi risiede qui sarà costretto a lasciare la bici e riprendere la macchina con esiti facilmente immaginabili per il traffico». E infatti Antonio Scanu fa un parallelo con le auto: «Seguendo il ragionamento dell’amministrazione dovremmo fare un provvedimento contro la circolazione delle auto visto il numero elevato di pedoni investiti». Di «imposizione fastidiosa» parla invece Matteo Nuvoli, che prosegue: «È un segnale scorretto per una città adatta alle biciclette quanto poche altre. Trovo assurdo che non si pensi attraverso la segnaletica stradale e i controlli contro chi non rispetta le norme a trovare un’armonica convivenza tra pedoni, ciclisti e automobilisti». Secondo Marco Cominu quel che manca è una «visione generale della città per la quale le biciclette potrebbero avere un importante ruolo. Ci sono culture virtuose da imitare, perché le due ruote sono anche un mezzo “socievole”, invece si va nella direzione opposta». Pensiero ripreso anche da Paola Pirina che cita la sua vita da studentessa universitaria a Bologna: «La bici è un segno di civiltà così come civile dev’essere chi la usa. Abbiamo esempi virtuosi da seguire, invece lanciamo un segnale contrario». Segnale che non piace a Daniele Puggioni e Mirko Musio: «Siamo giovani che usano la bicicletta per andare al lavoro passando per il centro stando attenti a non creare situazioni di pericolo. Il provvedimento va in una direzione che è contro il futuro».
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