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Oristano

Bosa, Sa Costa in declino cerca la strada del rilancio

di Alessandro Farina
Bosa, Sa Costa in declino cerca la strada del rilancio

Residenti in calo: lamentano servizi non adeguati nel quartiere medievale La politica invoca interventi della Regione e un piano globale di riqualificazione

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BOSA. La vita di Bosa si respira sudando, in salita, sul selciato di ciottoli, basalto e trachite rossa, tra le architravi scolpite e i tradizionali colori pastello delle case, nell’inerpicarsi faticoso a piedi dal Corso al belvedere oltre via Ultima Costa. Un’immersione nella storia, ogni tanto interrotta da qualche discutibile innovazione architettonica o moderno infisso, nelle viuzze nate dopo l’anno Mille. Oggi sempre più deserte, salvo che in estate, quando allo strascicato logudorese della parlata locale si uniscono le cadenze italiche ed europee dei nuovi residenti, che attenuano la solitudine.

È un’amena cartolina Sa Costa, vista dai belvedere oltre il Temo. Ma è dentro il quartiere medievale, tra i tanti cartelli vendesi, i pochi panni stesi, qualche rada apparizione umana, uniti a scorci unici e inimitabili, che si comprende la portata della mai sfruttata potenzialità di queste mura millenarie, le contingenti difficoltà e il senso di resistenza di chi comunque qui resta a vivere. «La nuova raccolta differenziata funziona, anche se c’è sempre qualcuno che abbandona l’immondezza. D’estate passano a spazzare più volte alla settimana, ora di meno. Qualcuno utilizza sos cascios come vespasiano. Servono più controlli», racconta un gruppo di donne in via Carmine. Dove per combattere piccioni e guano una simpatica signora ha piazzato sulla ringhiera del poggiolo di casa un gufo e un corvo, «finti ma efficaci», dice sorridendo.

C’è poi il nodo illuminazione, con zone totalmente al buio. Ci sono due impianti, ma solo uno funziona. Temi che ritornano nella parte alta del quartiere dove alla pulizia delle strade pensano i residenti. Così qualche notte fa mentre c’è chi ha messo dei lumicini alle porte delle case ormai vuote per ricordare parenti, amici, vicini che ormai non ci sono più, qualcuno ha lanciato uova sulle facciate di diverse case. «Dopo trent’anni di lavoro in Francia torno sempre per mezzo anno. Ci sono tanti problemi, ma a Sa Costa ritrovo le mie radici» le ragioni dell’abitare raccontate da una bosana doc.

Pulizia e attenzione all’arredo urbano, acciottolato sconnesso da sistemare, sottoservizi da completare, controlli da implementare, illuminazione notturna carente: questi i più ricorrenti motivi di lamentela nel quartiere che non si riesce a risolvere tra i mille risvolti burocratici di bandi regionali che permettono solo interventi spezzatino. Da tempo per la verità c’è chi, come Guglielmo Macchiavello, uno dei primi e pochi imprenditori a credere in Sa Costa come fulcro di rinascita economica in chiave turistica, chiede una legge speciale. L’idea fu presentata al presidente della Regione Ugo Cappellacci nel 2013 «durante un incontro pubblico. Fu predisposto un filmato che fu poi donato all’attuale sindaco, nel maggio 2014», ribadisce il gruppo politico Per Bosa.

«Chiacchiere e progetti sono cose diverse e noi in Comune non abbiamo trovato progetti», afferma Luigi Mastino. Ma su un punto cruciale tutti sembrano d’accordo: «Per Sa Costa occorre una legge speciale, un intervento straordinario della Regione» concorda anche l’attuale sindaco, magari studiando strategie comuni per avere maggior peso. Il dialogo però è tutto ancora da costruire, perché Sa Costa torni un giorno ad essere il cuore pulsante di Bosa oltre che semplicemente una bella cartolina di cui fregiarsi per richiamare i turisti.

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