Bosa, senza carrozzina la vita è piena di ostacoli
di Alessandro Farina
Il racconto di un disabile che non può permettersi di comprarne una nuova Ha rinunciato anche alla fisioterapia perché non può affrontare trasferte
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BOSA. La vecchia carrozzina è fuori uso da tempo, la acquistata forzatamente attraverso un prestito restituito a rate a una finanziaria, non ha autonomia sufficiente. Così per un disabile anche fare le indispensabili visite specialistiche, ad esempio dal fisiatra, è una diga insormontabile, al pari delle tante barriere architettoniche che costellano le aree pubbliche anche a Bosa.
C’è tanta amarezza nelle parole di Bruno Pintus, sessantenne a cui nel 1980 è stata diagnosticata una malattia che lo ha prima costretto alle stampelle e poi alla sedia a rotelle. «I servizi territoriali dell’Assl sei anni fa mi hanno fornito una carrozzina con autonomia sufficiente a muovermi agevolmente oltre la soglia di casa. Tre anni fa però il motore si è guastato e a quel punto mi sono rivolto agli uffici senza risposte».
Per settimane è rimasto praticamente bloccato a casa. «La carrozzina ogni tanto si fermava, con tutte le possibili conseguenze in caso di utilizzo all’esterno, visto che non posso usare le stampelle», racconta. Non resta quindi che un’onerosa soluzione. «Sono stato costretto ad acquistare un nuovo ausilio, sottoscrivendo un prestito di diverse migliaia di euro con una finanziaria. Non potevo permettermi di più così mi sono dovuto accontentare di una carrozzina che ha un’autonomia temporale limitata di un paio d’ore di marcia», spiega.
È un problema notevole perché «ad esempio, a Bosa non vengono garantite le visite fisiatriche per cui dovrei recarmi in auto a Oristano oppure a Ghilarza. Ho rinunciato, perché si tratta di spostamenti che, tra viaggio, attesa e visita, superano le due ore senza contare che per me affrontare queste trasferte diventa sempre più faticoso e pericoloso», spiega Bruno Pintus che ha anche rinunciato alla fisioterapia a casa: «Occorrerebbe l’utilizzo di attrezzature che non possono essere garantite negli interventi a domicilio».
Nella sua casa del rione Su Campu poi non può più utilizzare la cucina da almeno due anni. «Purtroppo sarebbe necessario adeguarla alla mia condizione, ma quando ho partecipato ai bandi per la domotica la mia domanda non è stata accolta. Non mi resta quindi che arrangiarmi», conclude. Da qui l’appello alle istituzioni, per una situazione che diventa sempre più complicata: «Io e mia moglie, anche lei con problemi di mobilità, viviamo in una condizione di grande difficoltà che avrebbe necessità di maggiore attenzione da parte del Comune e della Assl».
C’è tanta amarezza nelle parole di Bruno Pintus, sessantenne a cui nel 1980 è stata diagnosticata una malattia che lo ha prima costretto alle stampelle e poi alla sedia a rotelle. «I servizi territoriali dell’Assl sei anni fa mi hanno fornito una carrozzina con autonomia sufficiente a muovermi agevolmente oltre la soglia di casa. Tre anni fa però il motore si è guastato e a quel punto mi sono rivolto agli uffici senza risposte».
Per settimane è rimasto praticamente bloccato a casa. «La carrozzina ogni tanto si fermava, con tutte le possibili conseguenze in caso di utilizzo all’esterno, visto che non posso usare le stampelle», racconta. Non resta quindi che un’onerosa soluzione. «Sono stato costretto ad acquistare un nuovo ausilio, sottoscrivendo un prestito di diverse migliaia di euro con una finanziaria. Non potevo permettermi di più così mi sono dovuto accontentare di una carrozzina che ha un’autonomia temporale limitata di un paio d’ore di marcia», spiega.
È un problema notevole perché «ad esempio, a Bosa non vengono garantite le visite fisiatriche per cui dovrei recarmi in auto a Oristano oppure a Ghilarza. Ho rinunciato, perché si tratta di spostamenti che, tra viaggio, attesa e visita, superano le due ore senza contare che per me affrontare queste trasferte diventa sempre più faticoso e pericoloso», spiega Bruno Pintus che ha anche rinunciato alla fisioterapia a casa: «Occorrerebbe l’utilizzo di attrezzature che non possono essere garantite negli interventi a domicilio».
Nella sua casa del rione Su Campu poi non può più utilizzare la cucina da almeno due anni. «Purtroppo sarebbe necessario adeguarla alla mia condizione, ma quando ho partecipato ai bandi per la domotica la mia domanda non è stata accolta. Non mi resta quindi che arrangiarmi», conclude. Da qui l’appello alle istituzioni, per una situazione che diventa sempre più complicata: «Io e mia moglie, anche lei con problemi di mobilità, viviamo in una condizione di grande difficoltà che avrebbe necessità di maggiore attenzione da parte del Comune e della Assl».
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