Anziana legata e rapinata in casa
di Simonetta Selloni
Terralba. Una ottantenne sorpresa nel sonno da due malviventi. Rubati 10mila euro in contanti
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TERRALBA. «Erano due disgraziati, erano». Disgraziati: lo ripete spesso Ada Argiolas, 80 anni e un risveglio da incubo, ieri mattina. Nella camera da letto della sua casa di via Tasso, dove vive sola, si è trovata due uomini con i volti coperti. Erano le due del mattino, i due disgraziati l’hanno sorpresa nel suo letto. Le hanno legato i piedi con del nastro per pacchi e le mani con alcune fascette nere. In bocca qualcosa di non bene identificato per farla stare zitta «Non urlare! mi dicevano», racconta Ada Argiolas nella baraonda che i due le hanno lasciato in casa. Un ciclone che nemmeno Cleopatra con la furia delle acque, nel 2013.
Cercavano i soldi. Sembra non abbiano faticato molto a trovarli. Erano in una cassettiera, dentro la camera da letto. Circa diecimila euro in contanti, un tesoretto accumulato con chissà quanta fatica e oculatezza. Svanito in pochi minuti, nella cittadina dove a maggio altri malviventi con modalità praticamente identiche avevano rapinato un anziano (trentamila euro il bottino). E un mese e mezzo fa, a ottobre, era toccato al parroco, don Giovanni Battista Madau, 80enne. Un rapinatore solitario armato di coltello, gli erano bastati i 200 euro che il sacerdote aveva dentro il portafoglio.
Le mani rugose e chiazzate di lividi di Ada Argiolas parlano. Di terrore, disperazione. «Disgraziati», continua a dire aggirandosi in una casa ridotta a un campo di battaglia. I due non si sono accontentati dei contanti. Hanno afferrato la fede che la donna aveva appoggiato nel comodino «perché di notte si gonfiano le mani». Poi hanno rovistato ovunque rovesciando mobili, svuotando cassetti. Lei l’hanno rinchiusa nella camera da letto. Prima le hanno slegato le mani e portato via il cellulare. «Sono rimasta a urlare da sola, tutta la notte, mi ha sentito solo Sandro alle 7 di stamattina. Se non era venuto lui, ero ancora chiusa qui», spiega in un semplice lessico della paura che non ha bisogno di costrutti ricercati. La pensionata ha provato a richiamare l’attenzione di qualcuno battendo con un bastone la finestra della camera da letto che dà su una veranda chiusa. Ma nessuno l’ha sentita, fino a ieri mattina alle 7 quando un vicino di casa ha percepito le grida di disperazione, e ha chiamato i carabinieri. Sono arrivati i militari della stazione e della Compagnia di Oristano, coordinati dal capitano Francesco Giola. Anche i due figli dell’anziana sono stati avvisati: uno vive nella cittadina, l’altro in provincia di Nuoro.
La ricostruzione dell’incursione non è difficile. La casa di Argiolas è in una zona periferica, verso Marceddì. Non è isolata, probabilmente i vBnditi hanno agito con estrema circospezione. Hanno sollevato la finestrella della vetrata realizzata a protezione del patio dove si affaccia il portone d’ingresso, che è stato forzato. Viene da pensare che sapessero perfettamente che la pensionata dorme da sola. E bisogna capire se sapessero anche del fatto che nella casa fossero custoditi tanti contanti, o se invece si siano fidati della consuetudine di mantenere denaro in caso propria di molti anziani I carabinieri hanno rilevato molte impronte, ma non è detto che siano dei banditi. La signora, in quei concitati momenti di terrore, non ha avuto contezza del fatto che indossassero o meno dei guanti. Ma non è detto che quelle impronte siano poi schedate e quindi attribuibili.
«Non sono stata picchiata», ha detto Ada Argiolas. Almeno questo, cortesie da sconosciuti. «Disgraziati».
Cercavano i soldi. Sembra non abbiano faticato molto a trovarli. Erano in una cassettiera, dentro la camera da letto. Circa diecimila euro in contanti, un tesoretto accumulato con chissà quanta fatica e oculatezza. Svanito in pochi minuti, nella cittadina dove a maggio altri malviventi con modalità praticamente identiche avevano rapinato un anziano (trentamila euro il bottino). E un mese e mezzo fa, a ottobre, era toccato al parroco, don Giovanni Battista Madau, 80enne. Un rapinatore solitario armato di coltello, gli erano bastati i 200 euro che il sacerdote aveva dentro il portafoglio.
Le mani rugose e chiazzate di lividi di Ada Argiolas parlano. Di terrore, disperazione. «Disgraziati», continua a dire aggirandosi in una casa ridotta a un campo di battaglia. I due non si sono accontentati dei contanti. Hanno afferrato la fede che la donna aveva appoggiato nel comodino «perché di notte si gonfiano le mani». Poi hanno rovistato ovunque rovesciando mobili, svuotando cassetti. Lei l’hanno rinchiusa nella camera da letto. Prima le hanno slegato le mani e portato via il cellulare. «Sono rimasta a urlare da sola, tutta la notte, mi ha sentito solo Sandro alle 7 di stamattina. Se non era venuto lui, ero ancora chiusa qui», spiega in un semplice lessico della paura che non ha bisogno di costrutti ricercati. La pensionata ha provato a richiamare l’attenzione di qualcuno battendo con un bastone la finestra della camera da letto che dà su una veranda chiusa. Ma nessuno l’ha sentita, fino a ieri mattina alle 7 quando un vicino di casa ha percepito le grida di disperazione, e ha chiamato i carabinieri. Sono arrivati i militari della stazione e della Compagnia di Oristano, coordinati dal capitano Francesco Giola. Anche i due figli dell’anziana sono stati avvisati: uno vive nella cittadina, l’altro in provincia di Nuoro.
La ricostruzione dell’incursione non è difficile. La casa di Argiolas è in una zona periferica, verso Marceddì. Non è isolata, probabilmente i vBnditi hanno agito con estrema circospezione. Hanno sollevato la finestrella della vetrata realizzata a protezione del patio dove si affaccia il portone d’ingresso, che è stato forzato. Viene da pensare che sapessero perfettamente che la pensionata dorme da sola. E bisogna capire se sapessero anche del fatto che nella casa fossero custoditi tanti contanti, o se invece si siano fidati della consuetudine di mantenere denaro in caso propria di molti anziani I carabinieri hanno rilevato molte impronte, ma non è detto che siano dei banditi. La signora, in quei concitati momenti di terrore, non ha avuto contezza del fatto che indossassero o meno dei guanti. Ma non è detto che quelle impronte siano poi schedate e quindi attribuibili.
«Non sono stata picchiata», ha detto Ada Argiolas. Almeno questo, cortesie da sconosciuti. «Disgraziati».
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