Buste per la frutta: da gennaio si cambia Dubbi e perplessità
di Michela Cuccu
Sacchetti biodegradabili a pagamento: massimo 5 centesimi La plastica destinata a sparire e i market sono pronti
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ORISTANO. Niente più buste di plastica gratis nei negozi di alimentari. La vera e propria rivoluzione in vista a partire da domani, riguarda anche le farmacie che dovranno far pagare al cliente i sacchetti e, soprattutto contabilizzarle. Insomma: per i consumatori il 2018 si apre con una riforma che si leggerà sullo scontrino e peserà sul bilancio familiare. Inutile sperare di poter risparmiare portandosi il sacchetto da casa: il decreto vieta infatti questa forma di riciclo per motivi igienici. Unica consolazione, gli unici sacchetti che potremo utilizzare, biodegradabili e compostabili al 40 per cento, potranno essere utilizzati per metterci la frazione “umida” dei rifiuti. Per motivi contabili da parte degli esercenti, non sarà possibile neanche cercare di utilizzare un unico sacchetto ad esempio, per metterci dentro frutta e verdura assieme, anche se in vendita allo stesso prezzo. È una cassiera di un market del centro che svela l’arcano: «Ogni merce ha il suo codice, perciò non possiamo fare a meno di indicare articolo per articolo». Ed aggiunge «Per ora la situazione è tutto sommato tranquilla. Noi stiamo avvisando da tempo i nostri clienti della nuova regola e nel frattempo, continuiamo a vendere gli alimentari sfusi con le bustine trasparenti, ma solo fino a domenica: dopo, dovremo farle pagare e non sappiamo come reagiranno i clienti». Ma attenzione: se è vero che con il nuovo anno, tutte le buste, anche i sacchi leggeri e ultraleggeri utilizzati nei reparti ortofrutta, gastronomia, macelleria, pescheria e panetteria, dovranno essere biodegradabili e compostabili con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile del 40 per cento, le borsette di plastica potranno liberamente circolare, fatto salvo l’obbligo di cessione a titolo oneroso. Insomma bisognerà pagarle, a un prezzo compreso fra i due e i cinque centesimi l’una. «Non vedo per quale motivo dovrò pagare anche i sacchetti per la merce sfusa – tuona Teresa, che ieri mattina stava facendo la spesa in un centro commerciale – è un modo veramente subdolo per farci pagare un’ennesima imposta e questo è inammissibile». Antonio è un pensionato dello Stato. Fa notare: «aumentano costi ed oneri a carico dei consumatori ma il potere d’acquisto delle nostre pensioni è sempre inferiore. Questa legge – dice – è un paradosso: fino ad oggi abbiamo acquistato prodotti sfusi per risparmiare sugli imballaggi, da domani tutto questo non sarà possibile». In un supermercato di via Mazzini allargano le braccia «È una norma che fissa una serie di paletti ed oneri che ai clienti non piacerà – spiegano i dipendenti – bisognerà vedere cosa accadrà martedì, quando, saremo costretti a far pagare le buste ai clienti. Non tutti accetteranno in silenzio la novità». C’è anche chi teme che i sacchetti di plastica vengano banditi per altri generi, ad esempio, l’abbigliamento «Non oso immaginare cosa accadrebbe con i nostri clienti ci dovessimo trovare a mettere nello scontrino il costo della busta» è la laconica conclusione della commessa di una boutique.
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