La Nuova Sardegna

Oristano

Testamento biologico, definite solo otto istanze

di Michela Cuccu
Testamento biologico, definite solo otto istanze

Tra le ragioni della poca partecipazione degli oristanesi, le difficoltà burocratiche Carta (Comitato Bioetica): «Serve più informazione, faremo nuove iniziative»

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ORISTANO. Sono otto gli oristanesi che hanno presentato il proprio testamento biologico in Comune. Un numero che potrebbe apparire esiguo se confrontato alle oltre 900 firme che erano state raccolte dall’apposito Comitato per chiedere che il Comune si dotasse di un apposito registro. La richiesta era stata accolta fin dalla scorsa primavera, ancora prima che la dichiarazione di volontà anticipata per i trattamenti sanitari, come viene definita in termini burocratici, divenisse legge, come avvenuto poche settimane fa. In quell’occasione, il Consiglio comunale non ebbe esitazioni ad approvare, all’unanimità, l’istituzione del registro, a conferma che azioni di questo tipo non hanno barriere politiche.

Malgrado il notevole interesse su un argomento etico così delicato, e un’attenzione che ha addirittura anticipato la legge nazionale, per il momento il numero degli oristanesi che hanno deciso di sottoscrivere la propria volontà di rifiutare, per esempio, l’idratazione e l’alimentazione forzate, che sono atti medici e come tali non possono essere praticati senza il consenso del paziente, sono ancora pochi. Non sembra però che il numero così limitato di testamenti biologici sia determinato da questioni ideologiche. Dietro c’è anche un iter burocratico non esattamente semplice da seguire, che impone ad esempio, al momento della registrazione all’ufficio anagrafe del Comune, la presenza di un fiduciario, ovvero una terza persona che si assume l’onere di far rispettare la volontà di chi ha sottoscritto il testamento biologico che, come recita lo stesso regolamento comunale «è il documento che contiene la manifestazione di volontà di una persona che indica in anticipo i trattamenti medici cui essere o non essere sottoposta in caso di malattie o traumatismi cerebrali che determinino una perdita di coscienza definibile come permanente ed irreversibile. La persona che lo redige nomina un fiduciario che diviene, nel caso in cui la persona diventi incapace di comunicare consapevolmente con i medici, il soggetto chiamato a dare fedele esecuzione alla volontà della stessa per ciò che concerne le decisioni riguardanti i trattamenti sanitari da eseguire». Un atto importante, che prevede che l’interessato, previo appuntamento con gli uffici, la consegna di una busta chiusa contenete le proprie volontà. «Oristano si è dimostrata molto aperta rispetto a questi problemi – spiega Francesco Carta, presidente del Comitato di Bioetica – serve però ancora molta informazione e sensibilizzazione sul problema del fine vita. Per questo presto avvieremo nuove iniziative per far conoscere meglio l’argomento».

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