La denuncia: assurdo odio contro un ragazzo morto
di Michela Cuccu
Parla l’insegnante che seguiva il ragazzo del Gambia investito da un treno «Qualcuno sui social ha commentato: uno di meno. Non c’è il minimo rispetto»
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ORISTANO. «Omar è stato mio alunno per quasi due anni. Apprendere della sua morte tragica mi ha fatto male, ma quel che non sopporto, sono stati i commenti razzisti lasciati da alcuni sul web». Giusy Concas è un’insegnante del Centro di educazione permanente. Denuncia una vicenda che potrebbe esser definita «di ordinario razzismo da tastiera», con i social utilizzati per distribuire, per usare le parole della docente «odio a profusione e immotivato» Dice Giusy Concas: «Qualcuno ha scritto addirittura “bene, uno di meno”, dimostrando di non aver alcun rispetto, neppure davanti alla morte». Ed aggiunge «Avrei voluto rispondere a questo tizio, fargli capire la mostruosità del suo commento. Ma ho lasciato perdere. Cercare di dialogare con chi è solamente capace di parole rancorose anche nei confronti di una persona che non c’è più, semplicemente per il colore della sua pelle, serve a nulla. Con il rischio di permettergli di vomitare altri insulti nei confronti di persone colpevoli semplicemente di esistere».
Omar Cham, era originario del Gambia ed è stato travolto sabato pomeriggio da un treno lungo la tratta Cagliari – Decimomannu, mentre camminava accanto alla strada ferrata. Pare che il giovane stesse ascoltando musica con le cuffiette, forse per questo si è distratto, non ha sentito il rumore del treno che sopraggiungeva e non ha fatto in tempo a scansarsi.
«Era un ragazzo timidissimo e di poche parole – ricorda l’insegnante – di lui mi resteranno impressi i modi gentili ma soprattutto lo sguardo triste e spaesato di chi ha lasciato tutti i suoi affetti per cercare, lontano da casa, una vita possibile. In classe era arrivato nella primavera del 2016. Aveva dichiarato di avere ancora 16 anni e per questo era stato inserito in un centro di accoglienza per minori non accompagnati nell’hinterland di Oristano» racconta la docente.
«In classe non ha mai dato problemi: certo, con lui semi analfabeta, il dialogo era quasi impossibile per cui ci si limitava a pochi scambi di parole. Sapevo che voleva un lavoro, guadagnarsi la vita: non ha avuto fortuna». La permanenza a Oristano di Omar è durata poco: lo scorso dicembre, appena compiuti 18 anni, era stato trasferito in un altra struttura, per adulti, nei pressi di Cagliari. «Non ho idea del perché stesse camminando lungo la ferrovia. Forse era andato in città per chiedere l’elemosina, come del resto fanno tanti nella sua condizione – dice l’insegnante – anche se hai vitto e alloggio garantiti, non è facile andare avanti con un pocket money di due ero e mezzo al giorno e l’impossibilità di poter guadagnare attraverso un lavoro e soprattutto, di trasferirti dove magari, il lavoro potresti anche trovarlo. È questo che i razzisti da tastiera non vogliono capire. Così sono capaci di gioire per la morte, tragica, di un diciottenne che aveva l’unica colpa di andare a chiedere l’elemosina».
Omar Cham, era originario del Gambia ed è stato travolto sabato pomeriggio da un treno lungo la tratta Cagliari – Decimomannu, mentre camminava accanto alla strada ferrata. Pare che il giovane stesse ascoltando musica con le cuffiette, forse per questo si è distratto, non ha sentito il rumore del treno che sopraggiungeva e non ha fatto in tempo a scansarsi.
«Era un ragazzo timidissimo e di poche parole – ricorda l’insegnante – di lui mi resteranno impressi i modi gentili ma soprattutto lo sguardo triste e spaesato di chi ha lasciato tutti i suoi affetti per cercare, lontano da casa, una vita possibile. In classe era arrivato nella primavera del 2016. Aveva dichiarato di avere ancora 16 anni e per questo era stato inserito in un centro di accoglienza per minori non accompagnati nell’hinterland di Oristano» racconta la docente.
«In classe non ha mai dato problemi: certo, con lui semi analfabeta, il dialogo era quasi impossibile per cui ci si limitava a pochi scambi di parole. Sapevo che voleva un lavoro, guadagnarsi la vita: non ha avuto fortuna». La permanenza a Oristano di Omar è durata poco: lo scorso dicembre, appena compiuti 18 anni, era stato trasferito in un altra struttura, per adulti, nei pressi di Cagliari. «Non ho idea del perché stesse camminando lungo la ferrovia. Forse era andato in città per chiedere l’elemosina, come del resto fanno tanti nella sua condizione – dice l’insegnante – anche se hai vitto e alloggio garantiti, non è facile andare avanti con un pocket money di due ero e mezzo al giorno e l’impossibilità di poter guadagnare attraverso un lavoro e soprattutto, di trasferirti dove magari, il lavoro potresti anche trovarlo. È questo che i razzisti da tastiera non vogliono capire. Così sono capaci di gioire per la morte, tragica, di un diciottenne che aveva l’unica colpa di andare a chiedere l’elemosina».
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