La Nuova Sardegna

Oristano

Valorizzare la torre Una nuova vita grazie alla tecnologia

di Davide Pinna
Valorizzare la torre Una nuova vita grazie alla tecnologia

Torregrande, garantire la sicurezza rispettando i vincoli Tra le ipotesi didattiche, la possibilità di ospitare un jazz club

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ORISTANO. Un convegno sul riutilizzo dei beni storici, con esempi e casi di scuola che parlano de sa Turri manna di Torregrande. Gli organizzatori sono i Vigili del fuoco, il Comune di Oristano, la Soprintendenza archeologica, delle belle arti e del paesaggio e gli ordini e i collegi professionali della Provincia. Il seminario, ieri mattina nell'auditorium dell'Istituto Mossa verteva sulle possibilità che nuove tecnologie e nuovi approcci al tema della protezione antincendio concedono per il riutilizzo degli edifici storici. Il problema è che questo tipo di edifici, tutelati e vincolati per il loro pregio e costruiti e progettati per esigenze differenti da quelle attuali, molto difficilmente possono adattarsi alle norme di sicurezza previste dalle leggi. I nuovi sviluppi consentono tuttavia di derogare alle norme, aumentando il livello di sicurezza senza intervenire in maniera invasiva sul bene vincolato. Si parla per esempio di sensori che seguono e registrano lo sviluppo di un incendio, telecamere ad infrarossi che possono individuare l'esordio delle fiamme consentendo un rapido intervento, sistemi di conteggio e geolocalizzazione del pubblico che facilitino le operazioni di evacuazione da parte dei soccorritori. Questa la teoria che, per rendere più facile la comprensione dei meccanismi, è stata applicata ad un caso specifico, quello della torre costiera di Torregrande, la più imponente di tutta la Sardegna. Un gruppo di lavoro dei Vigili del Fuoco, coordinato dal direttore regionale del corpo Massimiliano Gaddini, ha infatti lavorato su un'ipotesi fittizia di riutilizzo dell'edificio per dimostrare come, attraverso le deroghe garantite dai nuovi approcci, sia possibile ridare nuova vita agli edifici storici. L'ipotesi specifica, per ora puramente didattica, è quella che la torre costiera ospiti un jazz club. Il lavoro del gruppo era iniziato in collaborazione con la amministrazione Tendas ed è poi proseguito con la attuale giunta Lutzu. Luca Manselli, comandante provinciale dei Vigili del fuoco, ha per esempio spiegato come un locale per spettacoli dovrebbe garantire almeno due uscite di sicurezza. Non così la torre, come agire allora? Per esempio attraverso un codice QR, che può essere letto da un cellulare rinviando l'utente ad una pagina che spiega la planimetria dell'edificio e il comportamento da mantenere in caso di emergenza. Una sola uscita è insufficiente per un pubblico che non conosce l'edificio, ma se la conoscenza aumenta il livello di rischio diminuisce e ciò permette di operare anche con una sola uscita di emergenza. Tanti altri accorgimenti, sono stati presentati dai relatori con particolare attenzione anche al tema dell'accessibilità per i disabili che va coniugata, come spiegato dall'architetto Stefano Zamut dei vigili del fuoco di Pordenone, con la predisposizione di strumenti per la loro evacuazione in sicurezza in caso di emergenza. Interessante anche l'intervento dell'architetto Paolo Margaritella, della Soprintendenza, che – presentando un caso di scuola puramente ipotetico – ha dimostrato come, nel totale rispetto dei vincoli che gravano sugli edifici storici, si possa per esempio garantire anche ai disabili la fruizione della terrazza della torre tramite l'impianto di un ascensore che, staccato dal corpo centrale dell'edificio, richiamerebbe le strutture di vedetta che affiancavano la torre fino all'Ottocento. Casi di scuola e ipotesi fantasiose dunque, che però interessano sicuramente al Comune – che conta, appena ci sarà la disponibilità finanziaria, di avviare l'iter per il riutilizzo della Gran Torre – e ai tanti ingegneri, architetti e geometri che affollavano la sala e che interverrebbero in un eventuale bando di idee per il destino dell'edificio.

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