Infiltrazione mafiosa interdetta la Serdan Tess
di Simonetta Selloni
Santa Giusta, la misura prefettizia applicata per la prima volta in provincia La casa madre toscana finì nel 2011 in un traffico di abiti gestito dalla camorra
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SANTA GIUSTA. Per la prima volta in provincia di Oristano viene notificata ad un’azienda l’interdizione prefettizia per sospetta infiltrazione mafiosa. Destinataria, la Serdan Tess srl, con sede a Santa Giusta, che gestisce il ritiro e riciclo di indumenti usati anche nel Comune di Oristano e per conto dell’Unione dei comuni dei Fenici. La misura è stata firmata dal prefetto Giuseppe Guetta ed è stata notificata al rappresentante legale della dtita.
A sostegno del provvedimento, un corposo dossier raccolto attraverso un lungo lavoro investigativo compiuto dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza. Nel 2011, la casa madre, la Eurotess srl con sede a Montemurlo (Prato), era stata al centro di un’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze per un traffico di abiti usati che sarebbe stato gestito dalla camorra. Quell’indagine era sfociata in un processo conclusosi con otto condanne. Secondo l’accusa, gli indumenti che venivano ritirati non erano poi sottoposti ai necessari trattamenti di igienizzazione prima di essere spediti in Campania. Un giro di milioni di euro in violazione delle norme sulla gestione dei rifiuti speciali non pericolosi.
Il provvedimento di interdizione della Serdan Tess è stato notificato anche al settore Ambiente dell’amministrazione provinciale, che ha competenze nell’ambito del trattamento e gestione dei rifiuti raccolti nel territorio.
A sostenere l’interdizione prefettizia c’è un imponente mole documentale raccolta dalle Fiamme gialle. La conseguenza più immediata è, come prevede la norma, l’esclusione della ditta dall’elenco delle società ammesse ad avere rapporti di lavoro con le amministrazioni pubbliche, nella fornitura di beni e di servizi, nonché nell’esecuzione dei lavori.
Non è la prima volta che la Serdan Tess incappa in qualche incidente di percorso. Nel 2011, i militari del Nucleo operativo ecologico di Cagliari avevano controllato lo stabilimento e riscontrato alcune violazioni nella gestione dei rifiuti, inviando un rapporto alla Procura della Repubblica. La questione si era però risolta con una multa.
Questi accertamenti sembrano ora di natura profondamente diversa. La misura interdittiva deve essere assunta se ricorrono presupposti stringenti: la motivazione del provvedimento prefettizio deve indicare gli elementi di fatto sui quali si basa e che devono poggiare su atti giudiziari o di indagine dove si evinca un concreto pericolo di infiltrazione mafiosa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
A sostegno del provvedimento, un corposo dossier raccolto attraverso un lungo lavoro investigativo compiuto dai militari del Comando provinciale della Guardia di finanza. Nel 2011, la casa madre, la Eurotess srl con sede a Montemurlo (Prato), era stata al centro di un’inchiesta condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze per un traffico di abiti usati che sarebbe stato gestito dalla camorra. Quell’indagine era sfociata in un processo conclusosi con otto condanne. Secondo l’accusa, gli indumenti che venivano ritirati non erano poi sottoposti ai necessari trattamenti di igienizzazione prima di essere spediti in Campania. Un giro di milioni di euro in violazione delle norme sulla gestione dei rifiuti speciali non pericolosi.
Il provvedimento di interdizione della Serdan Tess è stato notificato anche al settore Ambiente dell’amministrazione provinciale, che ha competenze nell’ambito del trattamento e gestione dei rifiuti raccolti nel territorio.
A sostenere l’interdizione prefettizia c’è un imponente mole documentale raccolta dalle Fiamme gialle. La conseguenza più immediata è, come prevede la norma, l’esclusione della ditta dall’elenco delle società ammesse ad avere rapporti di lavoro con le amministrazioni pubbliche, nella fornitura di beni e di servizi, nonché nell’esecuzione dei lavori.
Non è la prima volta che la Serdan Tess incappa in qualche incidente di percorso. Nel 2011, i militari del Nucleo operativo ecologico di Cagliari avevano controllato lo stabilimento e riscontrato alcune violazioni nella gestione dei rifiuti, inviando un rapporto alla Procura della Repubblica. La questione si era però risolta con una multa.
Questi accertamenti sembrano ora di natura profondamente diversa. La misura interdittiva deve essere assunta se ricorrono presupposti stringenti: la motivazione del provvedimento prefettizio deve indicare gli elementi di fatto sui quali si basa e che devono poggiare su atti giudiziari o di indagine dove si evinca un concreto pericolo di infiltrazione mafiosa.
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