La Nuova Sardegna

Oristano

Task force anti bullismo, la scuola in prima linea

Michela Cuccu
Task force anti bullismo, la scuola in prima linea

Centri di ascolto negli istituti superiori e assistenza psico-educativa per i ragazzi. Tra gli strumenti offerti per aumentare l’autostima, corsi di muay thai e karate

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ORISTANO. Sapere che due vittime della Blue whale, due minorenni, sono state salvate dalla Polizia postale di Oristano è certo una notizia rassicurante. Contemporaneamente, l’annuncio dato dal questore, Giovanni Aliquò durante la festa della polizia, fa realizzare, con l’effetto di un vero e proprio pugno nello stomaco, come anche in una piccola provincia come questa il bullismo sia presente in tutta la sua gravità. Da tempo a livello istituzionale ma anche privato, si cerca di offrire un supporto alle vittime, minorenni, magari più fragili di altri, aiutandole a denunciare i persecutori, spesso coetanei. La Asl, attraverso il Consultorio familiare e il Centro di psicologia clinica, offre un servizio importante alle vittime e alle famiglie. Le scuole, inoltre, sono in prima linea. L’Istituto industriale Othoca, può essere considerato precursore in questo senso. Maria Delogu è una docente particolarmente attiva.

Dice : «Sia nel nostro che in altri istituti scolastici sono attivi gli “sportelli di ascolto” istituiti attraverso il progetto regionale Iscol@, che, attraverso la presenza di un pedagogista ed uno psicologo, garantiscono una prima assistenza agli studenti che vi si rivolgono. Il bullismo però va affrontato a 360 gradi coinvolgendo ragazzi, docenti e genitori». Le azioni della scuola sono particolarmente articolate. «Da noi c’è anche una cassetta dove le vittime del bullismo possono depositare in maniera discreta le loro segnalazioni, che vengono prese in carico dallo sportello che di conseguenza stabilisce come intervenire. Se si tratta di violenza di genere, ad esempio, chiediamo l’intervento dello Sportello Antiviolenza». L’insegnante spiega come la scuola operi in maniera collegiale, con gruppi d’ascolto formati da docenti e genitori. «Purtroppo devo constatare che a fronte di una crescita per quel che riguarda l’impegno istituzionale, c’è stato invece un regresso di tipo sociale. Quasi sempre l’atto di bullismo viene giustificato soprattutto dalla famiglia, si tende ad archiviarlo come una “ragazzata”, ma sottovalutare il problema significa aggravarlo. Il rispetto non è più un valore, mentre la prevaricazione diventa un non problema».

Diventa così indispensabile la prevenzione, attraverso l’educazione al rispetto. «Che inizia in famiglia – dice Delogu –. Nelle mie classi organizzo brevi corsi di educazione civile basate su piccole regole della quotidianità, come rifarsi il letto, tenere in ordine la camera, dare una mano nei lavori domestici, per far crescere nei ragazzi la consapevolezza che condividere i compiti della vita è la prima forma di contrasto alla violenza. Purtroppo sono ancora l’unica docente a farlo». L’educazione civile è anche uno dei cardini del programma di un corso antibullismo che dal 3 maggio si svolgerà allo Spazio Giovani, che ha messo a disposizione la struttura all’Associazione sportiva Biakravmaga.

«Lo Spazio Giovani ha uno sportello d’ascolto per ragazzi e famiglie. Il nostro ruolo – dice il coordinatore, Antonio Ricciu – non è unicamente rivolto al bullismo, così, quando ci è stato proposto di ospitare il corso siamo stati ben contenti di accoglierlo». Lucia Tomasi, presidente di Biakravmaga spiega che il corso, articolato in più fasi che vanno dalla difesa personale alla comunicazione in famiglia, sarà rivolto a ragazzi a partire dai dieci anni di età. Dice: «L’iniziativa che ha anche il compito di prevenire l’insorgenza dei quei comportamenti di prevaricazione che sono tipici del bullismo, è la prosecuzione di una collaborazione che abbiamo stretto con il Comune, iniziati con un percorso contro la violenza di genere e continuati con corsi nelle scuole superiori». Non è la prima iniziativa sul tema promossa dal Comune, che a marzo ha organizzato un seminario con due istruttori di arti marziali: di muay thai, Nicola Canu, e di karate, Valentina Agus.

«Noi lavoriamo moltissimo su questo fronte – dice Nicola Canu – da tempo nella nostra palestra si rivolgono le vittime ma anche gli stessi bulli. Attraverso le arti marziali proponiamo percorsi di rispetto e autostima, spesso coinvolgendo i genitori con i quali dialoghiamo costantemente, con risultati soddisfacenti. Abbiamo avuto ragazzi vittime di bullismo che si rifiutavano di andare a scuola ma che, superata la paura hanno ripreso a frequentare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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