Cavalli, dall’emozione al business

A Oristano e Arborea incontri e iniziative a sostegno del turismo equestre e delle sue potenzialità

ORISTANO. Come il vaso di Pandora, basta soltanto aprirlo. Il turismo equestre muove in Europa 15 milioni di persone, in Italia ha almeno 120mila appassionati con un giro di 900 milioni di euro (lo dice Maurizio Danese, presidente di Veronafiere che ospita Fieracavalli), e in Sardegna, dove il cavallo è un simbolo identitario, non si riesce nemmeno a capire con chiarezza quali siano i numeri di questo business. O meglio, potenziale business: e non è un caso che l’Università di Oristano, che al turismo alternativo e outdoor dedica un ciclo di seminari per il suo corso di laurea di economia e gestione dei servizi turistici, abbia invitato anche gli esperti dell’Horse Country di Arborea per il suo appuntamento del 10 maggio (alle 16, aula magna della Facoltà di Scienze politiche a Cagliari). L’Horse Country di Arborea la settimana scorsa è stato il quartier generale dell’Endurance Festival, unica tappa sarda dell’Endurance Festival del circuito Sheikh Mansoor Bin Zayed Al Nahyan Endurance. Arborea e la Sardegna, per due giorni capitali internazionali di tutto ciò che ruota al mondo del cavallo: sport e turismo, economia e allevamento.

Difficile capire perché non si riesca a sfruttare questa miniera d’oro. Ci sta provando da qualche anno l’Associazione sarda turismo equestre, il cui presidente è Salvo Manca, a lungo direttore del Consorzio Costa Smeralda di cui è rimasto consulente. «Abbiamo in Sardegna una tradizione storica legata al cavallo. Compagno di fatiche, mezzo di trasporto. Con il tempo c’è stata una evoluzione e il cavallo è diventato una voce economica legata all’allevamento. Ora c’è l’opportunità per attirare flussi turistici importanti, ma anche per creare reddito con nuove professionalità funzionali a questo sistema», dice Manca.

Se già il mondo arabo guarda con estremo interesse all’offerta che viene dalla Sardegna legata al mondo del cavallo – i migliori fantini che corrono negli Emirati sono sardi, i cavalli preferiti per l’Endurance sono anglo-arabi –, c’è il settore turistico da convertire alla Sardegna. Ed è un segmento a 5 stelle. «Se prima il turismo d’eccellenza, quello che arrivava in Costa Smeralda, lì si fermava, ora si può dire che la Costa Smeralda sia la porta d’ingresso per le zone interne – dice Manca –. L’attenzione per il turismo lento e ecosostenibile è un potentissimo attrattore». Ma è anche cambiata la fisionomia del turista: non vuole solo coste, è interessato a «vacanze emozionali e cerca cultura, gastronomia. Ma anche un’offerta di altissimo livello da parte degli operatori» specifica Manca.

Ci sono frotte di visitatori pronti a innamorarsi della Sardegna da visitare in sella a un cavallo: soprattutto tedeschi, inglesi, spagnoli. Dalle coste si muovono verso l’interno, possono costituire quel ponte four seasons, per tutto l’anno, che porta reddito. Hanno un’ottima capacità di spesa, come ha spiegato proprio all’Horse Country di Arborea Mara Manente, direttrice del Centro internazionale di studi sull'economia turistica dell’università Ca' Foscari di Venezi. E ci sono diversi tipi di turisti che si muovono là dove li porta l’amore per il cavallo: quelli esperto di equitazione, quelli che non hanno grande dimestichEzza, i neofiti. Tutti, indistintamente, esigenti. «Questi turisti vogliono guide esperte, sentieri attrezzati, percorsi emozionali. Sono attenti al cibo ma anche modo in cui viene loro proposto – sottolinea Salvo Manca –: si capisce che i nostri eccellenti prodotti, dal vino, al formaggio, ai dolci, debbano anche vestirsi in modo adeguato». Il turismo equestre funziona se chi lo propone è all’altezza: conoscenza delle lingue, della storia, del territorio. L’Associazione turismo equestre si propone di fare da coordinatore di tutti questi aspetti che possono far uscire dalla nicchia il settore. Nella nuova legge regionale sul turismo si parla anche del settore equestre, e molti Comuni stanno aderendo all’Aste che ha legami con il Club alpino italiano per la sentieristica, esiste già un’app che consente a chi si muove a cavallo di conoscere tempi di percorrenza dei sentieri, monumenti che vi si incontrano, eventi che vi si svolgono. L’obiettivo è che al di là delle boutique rappresentate nell’isola da poche realtà specializzate nel turismo equestre, tutta la Sardegna diventi un grande e qualificato show room che genera reddito.

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