La Nuova Sardegna

Oristano

Laconi, lo scuolabus della discordia

I genitori dei bimbi aderiscono al contributo sostitutivo ma contestano il Comune

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LACONI. Una nota indirizzata al sindaco ha accompagnato l’ adesione, da parte dei genitori dei bambini residenti nelle borgate cittadine, all’avviso per il contributo sostitutivo del tanto richiesto servizio di scuolabus. La lettera intende chiarire la posizione di quei genitori che, per cercare di dirimere la controversia con il Comune, in merito al servizio di trasporto scolastico, nei mesi scorsi hanno deciso di rivolgesi al Tribunale amministrativo regionale. La situazione, dopo la decisione di non ripristinare il servizio scuolabus, prevede che le famiglie possano accedere ai contributi, erogati e stabiliti in base all’Isee. «Oggi – si legge nella nota – siamo costretti ad aderire ad un avviso che per l’ennesima volta prevarica la dignità e i diritti di bambini in scuola dell’obbligo e di tutti i genitori coinvolti in questa vicenda dai risvolti paradossali. Sia chiaro che andiamo a presentare una richiesta per un avviso di cui non condividiamo né la legittimità né l’opportunità». «In merito alla legittimità – spiegano i genitori – non ci dovrebbero essere più dubbi sul fatto che, dove sono state soppresse le scuole, il trasporto deve essere erogato in maniera gratuita. Il principio dell’erogazione del contributo economico in nessun caso può essere attribuito in ragione della situazione economica equivalente». Le famiglie lamentano nei confronti dell’ amministrazione noncuranza verso il problema legato al trasporto scolastico. «Ricordiamo – si legge a riguardo – che i bambini delle tre borgate non fruiscono del servizio di trasporto scolastico da due anni. Da due anni l’amministrazione non ha messo in pagamento nemmeno un euro per i bambini interessati e siamo in attesa che gli uffici eroghino i voucher 2016/2017». «Sentiamo spesso dichiarazioni del tipo: la frequenza è assicurata, così come il trasporto – scrivono i genitori che precisano: – è grazie al contributo di zii, nonni, vicini di casa e conoscenti che si assicura la frequenza dei bambini», Per quanto riguarda la querelle con il Comune: «non è nostra la responsabilità se gli eventi ci hanno costretto a ricorrere al Tar, serviva e serve tutt’oggi che qualcuno al di sopra delle parti metta la parola fine».

Ivana Fulghesu

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