La Nuova Sardegna

Oristano

L’indecorosa condizione di un centro mai aperto

di Eleonora Caddeo
L’indecorosa condizione di un centro mai aperto

La struttura d’ascolto per le tossicodipendenze a Tiria è in totale rovina Realizzata 20 anni fa non è mai entrata in funzione. Il Comune non sa cosa farne

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ORISTANO. Ampia struttura con vista e boschetto adiacente: pavimento sprofondato, poco luminose finestre murate e piscina naturale nell'androne delle scale. Potrebbe sembrare un annuncio burlone di qualche agenzia immobiliare, invece è ciò che vede ad occhio nudo chiunque passi da Tiria, località Pabarile, e si soffermi a guardare l'ex centro d'ascolto per le tossicodipendenze. Un'altra incompiuta. Una struttura, a vocazione sociale, mai aperta e per la quale non è mai stata data l'agibilità. L'imponente complesso di proprietà comunale, è stato costruito circa venti anni fa, durante l'amministrazione di Piero Ortu, attraverso un accordo di programma tra il Comune e un'impresa privata. In quasi un ventennio, quello che doveva essere un centro d'ascolto dove i tossicodipendenti avrebbero potuto trovare supporto e sostegno professionale, non ha mai espletato la sua funzione, o quanto meno non quella per cui nacque. Se infatti il centro d'ascolto non è mai nato, per parecchio tempo la struttura è stata punto di ritrovo per vagabondi e ladruncoli, più o meno di campagna. Inoltre, secondo quanto riferito da persone che abitualmente frequentano la zona, questa struttura avrebbe svolto anche la funzione di mattatoio alternativo: In maniera quasi abituale, quando veniva rubato qualche capo di bestiame, sembra che fosse proprio la struttura di Pabarile il luogo prescelto per ammazzare la bestia e consumare in loco uno spuntino per festeggiare la buona riuscita dell'operazione. Come raccontano le foto a corredo di questo articolo, oggi la struttura è completamente abbandonata, il cancello d'ingresso è scomparso, magari a chiudere qualche altra recinzione. All'esterno, le sterpaglie la fanno da padrone. Camminando lungo il porticato che costeggia la struttura balzano agli occhi le finestre e le porte, murate. Dove un tempo c'erano degli infissi, rubati negli anni, oggi ci sono dei mattoni di cemento a chiudere quelli che erano gli ingressi di vagabondi e ladri. Gli stessi fruitori che, presumibilmente, hanno rubato e fatto in mille pezzi mattonelle e sanitari picconando un buco nei mattoni, e con una scala, portato via le tegole sul tetto. Il pavimento interno è sprofondato. Una criticità che ha impedito di rendere agibile la struttura. Sul retro, l'androne delle scale che porta al seminterrato è diventato una piscina naturale, con tanto di pneumatico salvagente. Nelle parole dell'assessore al patrimonio, Massimiliano Sanna, l'incertezza è comprensibile, come la volontà di fare qualcosa. «L'intenzione è di valorizzare la struttura, non sappiamo come - spiega -. Tutta l'area è gravata da uso civico, anche quella del boschetto, per il quale un'ipotesi potrebbe essere l'utilizzo per legnatico». Per rimetterla a posto, l'investimento necessario è alto: «Oltre cento mila euro, quindi bisogna valutare se ne vale la pena». Un ragionamento da fare in base alle priorità. L'assessore: «Speriamo di iniziare a breve la sistemazione del Foro Boario e stiamo lavorando su Oristano Est». Il mai nato centro per le tossicodipendenze può attendere ancora.

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