Violenza, richieste d’aiuto in calo

Il centro Donna Eleonora: ecco i dati dei primi 10 mesi. Finora 98 Sos, in tutto il 2017 erano stati 183

ORISTANO. Isaac Asimov, il massimo narratore di fantascienza del novecento, diceva che «la violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci». Se ciò fosse vero, allora in città e nel territorio della provincia stiamo diventando tutti più coscienti e più capaci di allontanare l'aberrante pratica della violenza, sulle donne e su qualsiasi essere umano. A far trapelare questo tiepido raggio di sole, che squarcia il nero più profondo degli ultimi fatti di cronaca, sono i dati forniti dal Centro anti-violenza Donna Eleonora, gestito dall'associazione Prospettiva donna, relativi all'attività svolta dal 2017 ad oggi. Le donne che hanno bussato alla porta della struttura di protezione oristanese, nei primi dieci mesi dell'anno, sono state novantotto, un numero che fa registrare, al momento, un decremento del quarantasei per cento rispetto ai dodici mesi del 2017, quando le richieste di aiuto sono state in totale centottantatrè. È ancora presto per avere una stima precisa, ma nonostante i circa cinquanta giorni di attività mancanti alla conclusione dell'attività annuale, è possibile fare un primo bilancio ed ipotizzare, abbastanza realisticamente, che il 2018 potrebbe essere un anno meno buio per quanto riguarda la violenza sulle donne in provincia. Un decremento di richieste di aiuto che non deve far abbassare la guardia e soprattutto non deve sopire la coscienza, perché la violenza di genere per essere combattuta deve essere compresa e riconosciuta, dalla donna che la subisce così come dalla società in cui viene perpetrata. Secondo i dati forniti, le 98 richieste ricevute in dieci mesi da ragazze, donne, e madri provenienti da tutto il comprensorio dell'oristanese, hanno trovato nella struttura un supporto di tipo psicologico e una serie di servizi di consulenza ad ampio raggio. Oltre a queste, ci sono stati anche dieci casi in cui si è resa necessaria una protezione vera e propria. Dieci donne, di cui una madre con una bambina, che hanno trovato alloggio all'interno della casa famiglia gestita dal centro. Mura domestiche, con circa sei-sette posti letto, che offrono silenziosamente una protezione e che non restano mai disabitate. Dal 2017 ad oggi - si evince dal resoconto dell'attività di gestione - la casa famiglia è sempre stata a regime di presenze, facendo registrare picchi importanti, e difficili da gestire, nel periodo tra la primavera e l'estate. Di fronte alla violenza le donne sono tutte uguali. Non c'è età, livello di istruzione, sociale o professione che le escluda dal poter essere vittime potenziali. Tra la casistica di donne che hanno trovato ascolto al Centro anti-violenza in questi mesi, non è possibile trovare tratti comuni. Alcune hanno studiato, altre sono lavoratrici, molte non hanno un'indipendenza economica. In tutte però un minimo comune denominatore: l'angoscia. Chi bussa alla porta di via Tirso sono donne che scappano da un calvario personale, che spesso stentano di riconoscere anche a se stesse per paura. Un sentimento comune a tutte, che annichilisce e immobilizza, provocato da dipendenze affettive, economiche, o dal timore, spesso fondato, di conseguenze più gravi.

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