gli altri due indagati aspettano

ORISTANO. In attesa del prossimo incrocio delle spade sotto la stella di via Duomo, il perito ha finito l’incrocio dei dati genetici. Dall’esito dell’esame sul dna, estrapolato dai campioni di urina...

ORISTANO. In attesa del prossimo incrocio delle spade sotto la stella di via Duomo, il perito ha finito l’incrocio dei dati genetici. Dall’esito dell’esame sul dna, estrapolato dai campioni di urina del famoso prelievo antidoping effettuato durante la scorsa Sartiglia, arrivano i primi dati certi – non tutti a conferma dell’accusa – sul presunto scambio di identità che alcuni cavalieri avrebbero messo in piedi per dribblare le analisi degli addetti della Nado chiamati dall’ex questore Giovanni Aliquò.

L’esame del dna è parte fondante dell’incidente probatorio richiesto proprio per attribuire a ciascuno degli indagati – nove cavalieri in tutto e due responsabili della loro associazione e della Fondazione – un ruolo all’interno della vicenda che ha travolto la festa per eccellenza di Oristano. Secondo i pubblici ministeri Ezio Domenico Basso e Federica Fulgheri, alcuni cavalieri avrebbero aggirato l’antidoping con la collaborazione di altri del gruppo per evitare la positività o semplicemente per protestare contro quella che ritenevano una procedura scorretta imposta dal questore. Avrebbero così chiamato in causa compagni “puliti” che si sarebbero sottoposti per amicizia all’esame delle urine per coprire gli altri che invece erano a rischio.

Questo per il codice penale costituisce un reato, ma forse non tutto è andato come sin qui ha pensato chi ha svolto le indagini. Il carabiniere del Reparto Investigazioni Scientifiche, Carmelo Di Fede, ha regalato certezze col suo lavoro. Il dna nelle provette appartiene ai cavalieri Paolo Rosas che si sarebbe sostituito a Peppe Frau; Giuseppe Catapano che avrebbe preso il posto di Gianluca Russo; Marco Pau che si sarebbe sottoposto all’antidoping in luogo del fratello Roberto Pau – ovviamente questa è la ricostruzione dell’accusa alquanto contestata dagli avvocati Carlo Pau, Roberto Salaris, Adriano Sollai, Carlo Figus, Lorenzo Soro e Gian Luigi Concas e Andrea D’Andrea –.

Sotto inchiesta però ci sono anche altri tre cavalieri. Daniele Ferrari sin dall’inizio aveva professato la sua estraneità, ma secondo l’accusa si sarebbe fatto sostituire da un altro cavalieri mai identificato. Al contrario però di quanto ipotizzato dai pubblici ministeri, il suo dna è stato ritrovato nel campione di urina a lui attribuito, motivo per cui appare ovvio che sia stato vittima di un errore non da poco. Chiamato all’antidoping si è regolarmente sottoposto all’esame in seguito al quale non sono state riscontrate positività. A questo punto sembra palese che per lui si arriverà a un’archiviazione.

Un discorso molto simile si può fare per i giovani fratelli Marco e Francesco Serra. Il primo effettuò l’esame, ma la procura, sulla base delle indagini della questura, ipotizzò che al suo posto si fosse presentato all’antidoping il fratello Francesco. In realtà l’esito dell’incidente probatorio, che dovrà comunque essere esposto in udienza di fronte al giudice per indagini preliminari Silvia Palmas, dice che Marco Serra ha regolarmente effettuato il controllo essendo stata rilevata la presenza del suo dna. Non c’è invece quello del fratello Francesco proprio perché i due non effettuarono alcuno scambio di persona, mentendo ai responsabili della Nado.

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