La Nuova Sardegna

Oristano

Coro di no alla tassa di soggiorno

di Michela Cuccu
Coro di no alla tassa di soggiorno

Operatori contrari al balzello così come presentato dal Comune. «Deve essere provinciale»

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ORISTANO. «Così i turisti fuggiranno»: albergatori e associazioni di categoria non hanno accolto bene la notizia del progetto del Comune di introdurre la tassa di soggiorno per il settore alberghiero ed extra alberghiero. L’opposizione delle associazioni di categoria, anche a livello nazionale all’imposta, vista come una imposizione ingiustificata, non è certo nuova.

Queste preoccupazioni verranno illustrate domani pomeriggio nel corso della riunione convocata dall’assessore al Bilancio, Massimiliano Sanna, per illustrare il progetto.

Gli operatori del settore, precisano di non aver pregiudizi di sorta e di voler dialogare con il Comune su una questione così importante. Tuttavia, alcuni punti resteranno fermi.

«La tassa di soggiorno è una misura che in realtà come la nostra non avrebbe alcun senso – dice Pino Porcedda, presidente provinciale di Federalberghi – questa non è una città turistica, sta cercando di esserlo, con fatica e difficoltà. Introdurre una imposta rischia di avere effetti negativi molto peggiori degli introiti che ne deriverebbero».

Effetti negativi che gli operatori spiegano in una battuta «Già facciamo fatica a far venire i turisti qui, se poi vengono a sapere che dovranno pagare un’imposta, anche se minima, molto probabilmente decideranno di andare altrove», dice Salvatore Poddi, direttore della Confesercenti.

Perplessità anche sui risultati che la misura potrebbe sortire. Un rapido conto è infatti sufficiente alle associazioni di categoria per spiegare che il gioco non varrebbe la candela. «Oristano ha una disponibilità di circa 400 posti letto che solo in rare occasioni sono tutti occupati – dice Porcedda – il ricavato da questa imposta, che dovrebbe poi essere reinvestito in servizi per il settore, sarebbe davvero irrisorio. L’imposta ha senso solo nelle realtà che vivono quasi esclusivamente di turismo. Inoltre, c’è il rischio di incrementare il sommerso, che in questo settore è un problema serio».

Rossella Sanna, titolare del Mistral 2, fa una considerazione: «La tassa in Sardegna è stata adottata solo in 25 Comuni tutti prettamente turistici. Applicarla adesso a Oristano non mi pare opportuno. Noi – aggiunge – non abbiamo i problemi di altre realtà come Venezia o Firenze, dove effettivamente, la massiccia presenza di turisti pone alcune necessità, non ultima, quella di integrare i fondi a disposizione delle amministrazioni locali per garantire servizi. Oristano i turisti se li deve conquistare, giorno dopo giorno».

Critiche ma anche qualche distinguo. «Sarei molto favorevole alla tassa di soggiorno ma solo se gli introiti venissero destinati esclusivamente per infrastrutturazioni turistiche e soprattutto, applicata nell’intera provincia, altrimenti le ripercussioni per Oristano sarebbero estremamente negative», dice Paolo Pradelli, a capo di una società che gestisce una serie di strutture ricettive fra cui l’Hotel Duomo e l’ex Eca di Torregrande.

«I turisti potrebbero infatti decidere di non soggiornare a Oristano ma rivolgersi a strutture dei centri limitrofi, dove la tassa non c’è. Agli alberghi di Torre Grande, ad esempio, preferirebbero le strutture di Cabras, vicinissima e soprattutto, dove la tassa di soggiorno non c’è».

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