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Oristano

Oristano, Caritas: in un anno le famiglie bisognose aumentate del 10 per cento

Michela Cuccu
Oristano, Caritas: in un anno le famiglie bisognose aumentate del 10 per cento

Nuclei familiari spesso monoreddito e con figli piccoli, gli stranieri aiutati sono uno su dieci

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ORISTANO. «Un aumento così forte delle richieste di aiuto, davvero non ce lo aspettavamo». Commenta così, la direttrice della Caritas diocesana di Oristano, Giovanna Lai, i dati dell’ultimo rapporto sulle povertà. Nell’arco di un solo anno (il rapporto è sul 2018), infatti, le persone che si sono rivolte ai centri d’ascolto della provincia e le richieste di aiuto sono aumentate del 10,5 per cento, pari a 827 persone, fra singoli e nuclei familiari, contro i 689 del 2017. La povertà è in crescita insomma e in proporzioni preoccupanti, il divario sociale nel territorio sta raggiungendo livelli prima di oggi inimmaginabili, con un aumento di coloro che rimangono fuori da qualsiasi occasione di inclusione. In provincia la maggioranza degli utenti della Caritas sono italiani, (appena il 9,7 per cento delle richieste di aiuto è infatti arrivata da cittadini stranieri) con un aumento sensibile per quel che riguarda persone ormai cinquantenni che hanno perso il lavoro e non riescono a trovarne un altro. «Spesso questa condizione coinvolge le famiglie monoreddito, dove ci sono bambini da crescere e che vanno a scuola», prosegue Giovanna Lai «Purtroppo qui la crisi economica non si è mai fermata e chi perde il lavoro raramente ne trova un altro».

Una storia di esclusione sociale nota, in una provincia dove il tasso di povertà relativa cammina di pari passo a quello della disoccupazione ed ha superato abbondantemente quota 19 per cento. Se poi si considera che è anche la provincia con il più elevato tasso di disoccupazione giovanile, salita al 43, 2 per cento contro il 27,7 per cento di Sassari, il 28,3 di Nuoro e il 35,2 per cento registrato fra Cagliari e il Sud Sardegna, il quadro non è per niente confortante. «Chi si rivolge ai nostri centri d’ascolto non viene solo per avere del cibo, che comunque rappresenta la richiesta maggiore, ma anche sussidi economici per pagare le bollette dell’acqua e della luce, mentre crescono le richieste di sussidio sanitario», spiega Giovanna Lai. «Molte persone – prosegue – non hanno neppure la possibilità di acquistare i medicinali da banco, ad esempio, in questo periodo, aumentano le richieste di farmaci antifluenzali. Proprio per questo motivo ci siamo attivati acquistando dalla farmacie i farmaci da banco da poter distribuire». In aumento anche il numero delle persone che si rivolgono all’Émporio della solidarietà che è in funzione dal 2015: sono ormai 70 gli utenti che accedono a questo servizio e quasi tutti, vivono in famiglia.

Le fragilità familiari sono state appunto il tema dell’ultimo rapporto annuale della Caritas regionale che ha messo sotto la lente di ingrandimento le maggiori criticità legate non solo a questioni economiche. Da qui l’importanza dei centri d’ascolto che si occupano anche di realizzare progetti di inserimento, uno su tutti, il micro credito. Scorrendo i dati del rapporto, si ha ancora una volta la proporzione allarmante dei problemi economici che investono le famiglie: le strutture Caritas della provincia hanno infatti dato assistenza a 607 nuclei familiari, con o senza figli. Sono proprio i bimbi i più a rischio: neonati i cui genitori non possono permettersi di acquistare farina lattea, omogenizzati e pannolini; ma anche tanti scolari che senza la Caritas non avrebbero un minimo di corredo scolastico, inteso come penne, matite e quaderni. E poi c’è chi non ha i soldi per acquistare vestiti, biancheria e coperte: anche in questo caso è la Caritas che interviene.
 

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