Fra Paolo, la via per la santificazione

Cuglieri lo celebra con una messa e fa appello all’Ordine dei Cappuccini

CUGLIERI. Ieri mattina, nella Basilica di Santa Maria della Neve, è stata celebrata la messa solenne per ricordare il 370° anniversario della nascita di Fra Paolo Perria, al secolo Sebastiano, dell’Ordine dei frati Cappuccini. Il religioso, nato nel 1650, secondo i suoi biografi è morto in concetto di santità nel 1726, tanto che, nel 1744, i Cappuccini di Sardegna e Corsica avviarono la causa per la sua beatificazione, che però si interruppe dopo poco tempo.

L’umile frate trascorse la sua vita quasi interamente nel convento di Cuglieri e si adoperò per alleviare le sofferenze dei poveri colpiti allora da pestilenze, carestie e calamità naturali, senza mai lesinare il suo conforto e la sua attenzione a quanti gli si rivolgevano. Nel 1908 fu il vescovo della diocesi di Alghero Bosa, Monsignor Giuseppe Angotzi, anch’egli originario di Cuglieri, ad adoperarsi per la riapertura del processo di beatificazione di Fra Paolo. Anche in questo caso, dopo breve tempo, nonostante nella documentazione attestante le virtù eroiche del frate fossero presenti ben 35 testimonianze giurate di altrettante grazie ottenute per intercessione del frate, il processo subì un’altra interruzione. Cuglieri però non ha mai dimenticato il suo fraticello, le cui spoglie mortali riposano in una cappella della basilica.

Grazie al lavoro svolto dal gruppo Insieme per Fra Paolo, dell’associazione Amsicora, altri dati, frutto delle ricerche effettuate negli archivi dei Cappuccini sardi e della Corsica, sono emersi recentemente e andranno ad aggiungersi alla documentazione già esistente da presentare all’Ordine per cercare di far ripartire il processo due volte interrotto.

La messa solenne, celebrata ieri mattina dal ministro provinciale dell’Ordine dei Cappuccini di Sardegna e Corsica Padre Filippo Betzu e dal parroco don Mario Piras, si è conclusa con la recita della preghiera di beatificazione, composta ai primi del ’900 dal Vescovo Angotzi, che del frate scrisse: «Paolo diventò in breve immagine di Cristo. La sua vita fu tutta intesa a esercitare in ogni maniera di virtù, massime nell’assiduità e perseveranza dei rigorosissimi digiuni e di penitenze asprissime. Passava le notti nella preghiera continua, nelle profonde divine meditazioni…».

Ora tocca alle gerarchie dei Cappuccini adoperarsi per far riaprire il processo che, se tutto andrà come si spera, porterà Fra Paolo agli onori degli altari. Anche se per i suoi concittadini, l’umile frate, santo lo è già.

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