Infermieri oristanesi verso il nord
di Valentina Atzeni
Hanno accolto l’invito della Protezione civile a mettersi a disposizione nelle aree più colpite
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ORISTANO. Una vera e propria chiamata alle armi quella della Protezione civile nazionale, che tramite gli Ordini professionali regionali ha chiesto di incrementare il personale infermieristico a supporto delle zone sottoposte a maggior impegno. La lettera da parte del presidente provinciale Raffaele Secci è arrivata puntuale sulle mail di tutti i professionisti iscritti all’Ordine, poco meno di mille. Cinque quelli che hanno aderito e che si sono messi a disposizione per l’eventuale partenza. Non è dato sapere se si tratti di personale disoccupato, già in pensione o attualmente in forze nelle strutture oristanesi. «C’era tempo fino alle 12 di ieri per comunicare nomi, recapiti e indirizzi dei volontari – afferma Raffaele Secci – la Protezione civile a partire da oggi ha a disposizione un importante elenco a cui attingere qualora la situazione dovesse richiederlo». Il personale volontario ha competenze specifiche nella gestione di pazienti in Terapia intensiva, compresi i reparti che gestiscono l’emergenza da Covid19. Ulteriore impiego, non ancora confermato, l’assistenza a bordo di ambulanze dedicate al trasporto di pazienti “intensivi” dalla Lombardia verso altre Regioni.
“Stiamo vivendo un momento drammatico ed è importante pensare al bene comune: le energie vanno utilizzate al massimo là dove occorrono. Il dipartimento della Protezione civile avrà sicuramente ponderato bene la richiesta prima trasmetterla». Le perplessità nascono quando si pensa che la Sardegna ancora non ha subìto il picco della pandemia. «Ancora non siamo in una situazione di effettiva sofferenza. Il personale è esposto a un forte stress ma attualmente sta gestendo bene la situazione», afferma Secci, «ma è senz’altro vero che qualora il personale infermieristico dovesse partire per la Penisola, sarebbe poi con molta probabilità impossibilitato a rientrare nel momento in cui la Sardegna dovesse essere in sofferenza».
“Stiamo vivendo un momento drammatico ed è importante pensare al bene comune: le energie vanno utilizzate al massimo là dove occorrono. Il dipartimento della Protezione civile avrà sicuramente ponderato bene la richiesta prima trasmetterla». Le perplessità nascono quando si pensa che la Sardegna ancora non ha subìto il picco della pandemia. «Ancora non siamo in una situazione di effettiva sofferenza. Il personale è esposto a un forte stress ma attualmente sta gestendo bene la situazione», afferma Secci, «ma è senz’altro vero che qualora il personale infermieristico dovesse partire per la Penisola, sarebbe poi con molta probabilità impossibilitato a rientrare nel momento in cui la Sardegna dovesse essere in sofferenza».
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