Il gelo arriva a primavera e distrugge i vitigni

Tramatza, il freddo delle ultime notti hanno messo in ginocchio le coltivazioni Bruciata la gran parte dei germogli nei filari di vernaccia e nieddera

TRAMATZA. Le gelate delle notti scorse hanno inferto un colpo durissimo alle coltivazioni ortofrutticole della provincia, pregiudicando seriamente le prossime produzioni. Le rigide temperature della notte di giovedì, quando si è scesi a meno 3 gradi, hanno compromesso seriamente i vitigni di vernaccia e nieddera, i cui germogli sono stati letteralmente bruciati dal gelo. Le viti, agevolate dal clima mite dei giorni precedenti, avevano iniziato la fase più delicata del ciclo vegetativo delle piante: la gemmazione, il momento in cui i germogli, appena spuntati, sono più fragili.

È il quarto anno consecutivo in cui i produttori oristanesi sono costretti a contare i danni causati dal maltempo. Adesso il rischio, per loro, è quello di rimanere senza il vino più rappresentativo della provincia. «Un disastro annunciato – dice Davide Orro, titolare dell’azienda omonima, da anni impegnato nella valorizzazione del vernaccia –. Il clima primaverile delle scorse settimane ha determinato il risveglio anticipato delle viti, che avevano iniziato il processo di gemmazione, ma il brusco calo delle temperature ha compromesso tutto irrimediabilmente. La speranza è che nei prossimi giorni ci sia una ripartenza. I nuovi germogli serviranno però soltanto a preparare le piante per il futuro, di frutto non ne porteranno».

Un danno gravissimo, che va ad aggiungersi a quelli prodotti dalle gelate degli anni scorsi. «Oltre al vernaccia che non ci sarà – dice Pino Ponti, presidente della cantina del Rimedio –, nei prossimi giorni dovremmo quantificare anche il danno economico subito dai produttori». Le zone maggiormente colpite dalle gelate, oltre a Tramatza, sono quelle di Riola, del Sinis che generalmente è meno esposto, di Zeddiani, Nurachi, Baratili San Pietro e Solarussa, dove l’incidenza della gelata va dal 70 al 90 per cento.

«Ormai dobbiamo imparare a convivere con questi ritorni di freddo repentini – dice ancora Davide Orro –. Per contrastarli e salvare le nostre produzioni, è necessario trovare soluzioni tecniche che limitino i danni. Per la viticoltura si stanno studiando le tecniche messe in campo nel nord Italia. Bisogna però vedere se le stesse potranno essere attuate anche nella nostra isola».

Nei territori francesi a vocazione vinicola e in alcune regioni italiane del settentrione, da anni, tra i filari vengono accese delle grandi candele. Il calore della cera che brucia solleva le temperature di qualche grado, attenuando così i danni provocati dal gelo. Nell’Oristanese le temperature sono scese sotto zero per poche ore, sufficienti però per bruciare i germogli ancora troppo esili. Pino Ponti, oltre a essere presidente della cantina del Rimedio, è anche produttore di vernaccia. «Oltre alle spese già sostenute ci sono i circa sei ettari interamente coltivati a vernaccia che sono quasi interamente persi», conclude.

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