La Nuova Sardegna

Oristano

Matteo, il macellaio buono che regala la carne ai poveri

di Michela Cuccu
Matteo, il macellaio buono che regala la carne ai poveri

Ales, da anni ogni sabato sera distribuisce la merce invenduta a chi ha bisogno. «Per merito degli anziani del paese ho scoperto la bellezza del dono»

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ALES. Gli abitanti del suo paese, lo definiscono come "un giovane dal cuore d'oro, generoso e sempre pronto ad aiutare i bisognosi". Ogni sabato sera Matteo Cossu, 34 anni, prima di chiudere la sua macelleria sita in pieno centro, proprio sotto la cattedrale, prepara una decina di buste con pacchi da portare ad altrettante famiglie e singoli, che non sono pochi in un paese con meno di 1400 abitanti, nel cuore dell'Alta Marmilla, fra le zone più povere della Sardegna. La sua, è una delle storie di generosità che partono dal basso, di quelle che in questi tempi di emergenza sanitaria e conseguentemente, economica, fanno riflettere. «Conosco quelle persone (in un piccolo centro come il nostro, è normale) e le loro esigenze. Nelle buste ci metto ciò che non ho venduto nei giorni precedenti ma che loro non possono più permettersi di acquistare: carne da brodo, spezzatino, polpette, e gliele regalo. In questo periodo consegno molta più merce, perché tutte le attività sono ferme e chi viveva alla giornata non sa letteralmente mettere insieme il pranzo con la cena». Matteo fa questo da anni e non nasconde la sorpresa che la sua storia meriti di essere raccontata su un giornale. Davvero vi interessa?» La risposta è spontanea, come spontanea è l’intervista.

Lei ha sempre fatto volontariato?

«Da ragazzo no. Ho iniziato durante il mio lavoro, quando sono entrato in contatto con realtà a me prima sconosciute. Aiutare per me è un problema di coscienza. Ho iniziato da solo. Certo, a volte collaboro con la Caritas, con la parrocchia, ma non faccio parte di nessuna associazione».

Come ha iniziato?

«Avevo vent'anni quando presi in gestione la minuscola macelleria che si trova fra i box di proprietà della chiesa che, alcuni decenni fa realizzò una sorta di mercato al coperto, proprio sotto la cattedrale. Non sapevo fare il macellaio ma dopo il diploma di perito meccanico, anche se i miei genitori avrebbero preferito che proseguissi gli studi, avevo voglia di lavorare e guadagnarmi da vivere».

Chi le ha insegnò il mestiere?

«Per ottenere l'abilitazione ho dovuto assumere come dipendente un macellaio professionista che per un anno, mi ha affiancato dietro il bancone. In realtà ero io che lo affiancavo. Così ho imparato il mestiere».

È da macellaio ha capito che poteva fare qualcosa per gli altri?

«Esattamente. Nel mio negozio ho avuto la possibilità di conoscere meglio il paese, soprattutto la difficile condizione di alcuni anziani e di famiglie prime dei mezzi per andare avanti».

Da qui la decisione di donare la carne e non di venderla?

«Continuo a vendere carne, vivo di quello. La decisione di donare è arrivata pian piano. Venivano da me clienti che mi chiedevano aiuto. Ho trovato normale venir loro incontro, facendogli sconti o consentendo di prendere la merce e di pagare quando ne avessero avuto la possibilità e tutti, hanno sempre onorato il loro debito».

E poi?

«Con l'andare del tempo ho incontrato persone che davvero non avevano neppure il pane e allora, ho deciso che la carne, gliela avrei regalata».

In questi anni saranno anche nate amicizie.

«Tante, soprattutto con anziani soli che venivano a trascorrere in macelleria un po' di tempo. Grazie a loro che ho potuto scoprire la bellezza del dono. Nel frattempo, alcuni sono deceduti, altri perduta l'autosufficienza, sono nella casa di riposo. Fino a marzo potevo andarli a trovare, ora che non è più possibile, attraverso la mia fidanzata che lavora nella struttura riesco a tenermi in contato con loro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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