Coronavirus, sagre paesane cancellate: giostrai e ambulanti fermi

Senza sussidi di protezione il mondo che ruotava intorno alle feste popolari

ORISTANO. Il passaggio alle fase due prevista dal governo, che prenderà il via lunedì prossimo, riguarderà solo alcune categorie di attività e di lavoratori. Quelli che operano nel settore del divertimento e dell’animazione: giostrai, operatori di palco, tecnici luci e audio, gruppi musicali, venditori ambulanti e venditori di cibo da strada, dovranno attendere prima di ripartire. E il futuro di molte piccole imprese legate al mondo dello spettacolo viaggiante, appare quanto mai incerto. In Sardegna a quelle categorie di lavoratori appartengono diverse migliaia di persone, con relative famiglie, i cui guadagni sono legati alla buona riuscita delle sagre e delle feste patronali che si tengono nei nostri paesi. Famiglie e operatori messi in ginocchio dall’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, che guardano con grande preoccupazione al loro futuro. Si tratta in gran parte di lavoratori con partita iva. E non tutti hanno ricevuto i 600 promessi dal governo. «Io quella somma l’ho presa ma molti miei colleghi aspettano ancora, e non è detto che riescano ad ottenerla – dice Luigi Lorusso, proprietario di un palchetto di giochi composto da una quindicina di attrazioni – in ogni caso, a fronte delle spese che sosteniamo per montare le attrezzature, collaudarle annualmente e manutenerle, si tratta di una cifra assolutamente irrisoria. Ogni volta che ci spostiamo da un paese all’altro, tra documenti da fare, autorizzazioni da richiedere e il suolo pubblico da pagare, anticipiamo diverse cifre considerevoli che non sempre rientrano con i guadagni. Solo di Inps paghiamo poco meno di mille euro ogni tre mesi, e se non lavoriamo, come facciamo a pagare imposte e a vivere?»

Lorusso e molti suoi colleghi si stanno organizzando per andare a Cagliari per far sentire le loro voci in Regione. «Di noi non parla nessuno – sottolinea – come se non esistessimo. Eppure siamo lavoratori come tutti gli altri, paghiamo fino all’ultimo centesimo tasse e quant’altro. Ma in questa situazione, il rischio per molti di noi è quello di chiudere definitivamente». Gli operatori degli spettacoli viaggianti attendevano l’inizio della stagione delle feste paesane e delle sagre, che prendono il via agli inizi di maggio e proseguono fino a ottobre, per guadagnare il tanto che gli consente di vivere durante i mesi di inoperosità, ma con il blocco totale in atto, che ha determinato la cancellazione delle feste, per loro andare avanti sarà molto complicato. «Riaprire subito – precisa – sarebbe andare incontro a un fallimento certo. Se alla paura del contagio aggiungiamo che le persone non spenderanno le poche risorse di cui dispongono per fare un giro in giostra o sugli autoscontri, ci rendiamo conto immediatamente di quale futuro si prospetta per noi». Sulla riapertura, Lorusso è perentorio. «Vogliamo ripartire ma solo quando ci saranno condizioni di sicurezza. Senza garanzie siamo costretti a stare fermi, ma necessitiamo un sostegno da parte delle istituzioni per andare avanti». Garanzie che difficilmente arriveranno. Nell’attesa rimane il problema, non di poco conto, di ottenere gli aiuti necessari per salvare le imprese non morire di fame.

Piero Marongiu

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