Gli artigiani riaprono ma temono i tanti vincoli

Da ieri alcuni laboratori in città e provincia hanno ripreso l’attività «Siamo obbligati a essere ottimisti e prudenti. Sarà come un viaggio nel deserto»

ORISTANO. Il primo segnale è stata la riapertura dei cantieri edili e di alcuni laboratori che hanno sollevato di nuovo le saracinesche. Fra dubbi e preoccupazioni, gli artigiani dopo due mesi di chiusura forzata, provano a ripartire. «Provano, certo: non si può far finta che nulla sia accaduto in queste settimane – dice Marco Franceschi, direttore provinciale della Confartigianato – anche se la nostra provincia, fortunatamente, è stata interessata in maniera limitata dal contagio, ancora nessuno ha certezze per il futuro». Cautela, dunque.

«E ottimismo – sottolinea – non possiamo fare a meno ne dell’uno nè dell’altro». Per le imprese è quasi un collaudo delle misure di prevenzione destinate a modificare in maniera determinante il lavoro non si sa per quanto tempo ancora. «Non è una fase facile – dice Franceschi – non soltanto per quel che riguarda il mantenimento delle distanze durante il ciclo produttivo, ma anche la dotazione di dispositivi di protezione, con l’utilizzo di mascherine e disinfettanti che la nostra struttura sta distribuendo in questi giorni». Per molte aziende artigianali, riprendere il lavoro in Fase 2 comporterà ulteriori costi ad esempio per quel che riguarda la sanificazione degli ambienti di lavoro e la sterilizzazione degli strumenti. Nei laboratori con più persone che operano, si dovrà, eventualmente provvedere alla turnazione per assicurare il rispetto delle distanze disposte dal decreto. Per gli edili, inoltre, il protocollo siglato fra le associazioni datoriali e il Ministero, impone che ai lavoratori venga misurata la temperatura corporea: nel caso il lavoratore abbia la febbre, andrà isolato in attesa dell’arrivo del medico. Il dato positivo è che finalmente molti lavoratori artigianali hanno potuto riprendere il lavoro se non totalmente almeno quasi come prime del lockdown. L’esempio viene dal settore alimentare: gastronomie, pizzerie e pasticcerie hanno ripreso l’attività da asporto e la consegna a domicilio non sarà più obbligatoria «modalità, quella della sola consegna a domicilio, che si è rivelata onerosa per gli artigiani, ma anche limitativa nella produzione», spiega Franceschi. In questi giorni le associazioni di categoria hanno studiato con i loro iscritti le modalità della ripresa dei diversi settori. «Come per la ristorazione, per molti riprendere a lavorare sarà complicato – dice il direttore di Confartigianato – fra i più penalizzati ci sono parrucchieri ed estetisti. In generale, per gli operatori della cura della persona i limiti sono enormi, basti pensare che dovranno stare attenti a non toccare il viso dei clienti, vicino agli occhi e alla bocca. Inoltre – conclude – lavorare esclusivamente per appuntamento non sarà semplicissimo».

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