Oristano, i droni per controllare le colture

Il progetto Maristanis vede coinvolte dieci aziende, parte delle loro aree saranno monitorate e studiate dall’alto

ORISTANO. L'obbiettivo è di utilizzare meno acqua e meglio per coltivare, ma anche ridurre l'impiego di fitofarmaci e diserbanti.

Parte dalle campagne dell'Oristanese la sperimentazione di un progetto che utilizzerà i droni per dare agli agricoltori nuove strategie per continuare a produrre nonostante i cambiamenti climatici.

Il progetto, battezzato "Maristanis" che coinvolge dieci aziende che hanno messo a disposizione cinque ettari ciascuna per l’analisi e lo studio. Gli appezzamenti, coltivati a cereali, saranno suddivisi in due parti: due ettari saranno irrigati tradizionalmente e gli altri tre con il metodo sperimentale. Presentato in un convegno tenuto lo scorso ottobre ad Arborea, nasce da una idea della Coldiretti che ha avviato una collaborazione con la fondazione Medsea (Mediterranean sea and coast foundation) e l'azienda Liverani Servizi.

Il territorio dell’oristanese, considerata la sua morfologia e le colture prevalenti, sembra essere il più indicato per l’avvio della sperimentazione che prevede l’utilizzo dei droni per l’analisi dei parametri relativi a dna e stress idrico delle colture, con l’obbiettivo di diminuire già dal primo anno l’utilizzo di acqua e, individuando il dna delle infestanti, i fitofarmaci attraverso un loro uso mirato. «È un progetto che abbiamo voluto fortemente – dice Emanuele Spanò, direttore provinciale della Coldiretti – siamo certi che possa essere utile a coniugare le esigenze ambientali con le esigenze agricole.

Da una parte infatti permette di preservare la risorsa idrica – prosegue – dall’altra di ottenere le stesse rese produttive ma con minor apporto di acqua, avviando nel contempo un cambiamento culturale che è elemento imprescindibile per un’agricoltura resiliente». Determinante l'impiego dei droni che, come spiega Andrea Liverati, titolare della Liverati Servizi, permette di monitorare in modo preciso e dettagliato lo stato di salute delle coltivazioni, incrociando i dati rilevati dalla radiazione solare e la risposta delle piante attraverso sensori multispettrali. Il monitoraggio sull'impiego idrico riguarderà coltivazioni mais, sorgo ed erba medica, per il riso si punta a ridurre l’utilizzo di fitofarmaci per le infestanti.

Un progetto basato sull'agricoltura di precisione, con grande attenzione all'ambiente. Spiega infatti Vania Statzu, economista ambientale, e vicepresidente della Fondazione Medsea: «La siccità che ha colpito le colture dell’oristanese fra dicembre e febbraio è la conferma che gli effetti dei cambiamenti climatici ormai fanno parte della nostra vita quotidiana».

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