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Oristano

Sedilo senza la sua Ardia: «Tristi, ma è giusto così»

di Maria Antonietta Cossu
Sedilo senza la sua Ardia: «Tristi, ma è giusto così»

I cavalieri e il consiglio religioso di San Costantino concordano con la decisione C’è chi però vorrebbe onorare il santo magari con una processione al passo

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SEDILO. L’abolizione dell’Ardia 2020 ha scatenato reazioni a valanga a Sedilo e nel resto dell’isola. Domina la delusione mista a una rassegnata accettazione, ma non mancano i pareri discordanti e le perplessità di quanti, specie fra gli estranei, sono convinti che l’evento si possa svolgere con modalità differenti e un limitato numero di cavalieri, o che si potesse temporeggiare prima di arrivare a conclusioni drastiche nella speranza di un allentamento delle restrizioni. Dulcis in fundo, si sono aggiunte le manifestazioni di giubilo di qualche animalista.

Nel soppesare le difficoltà organizzative, le implicazioni di comportamenti imprudenti rispetto all’obbligo di tenere alta la guardia contro il Covid e le conseguenze che comporterebbe la violazione dei decreti, molti a Sedilo sono giunti alla conclusione che non si potesse fare altrimenti. Altri, invece, non sembrano volersi rassegnare. «Dispiace molto, ma bisogna accettarlo, anche nel rispetto delle migliaia di vittime della pandemia», è il parere di Marco Mongili, cavaliere annoverato tra i papabili per il ruolo di prima pandela dei prossimi anni. «Tra l’altro non credo possibile ripiegare su una manifestazione con una partecipazione ristretta dei cavalieri. Si creerebbero seri problemi di ordine pubblico perché sarebbe impossibile impedire alle persone di raggiungere uno spazio aperto come l’anfiteatro, che ha infiniti punti d’accesso. Inoltre sono convinto che l’Ardia si corra per fede e se si è davvero devoti si trovano altri modi per onorare il santo, foss’anche una semplice preghiera. Non bisogna pensare solo ai cavalieri, la nostra è una tradizione che coinvolge una comunità intera e non trovo giusto escluderne una parte».

Concorde con la decisione del parroco anche Luciano Putzulu, che ha condotto la corsa nel 2018: «Penso che l’ultima parola spetti all’autorità religiosa e alle pandele, dunque la scelta va rispettata. D’altronde il problema sanitario è serio». Ma c’è anche un’altra corrente di pensiero. «In un modo o nell'altro dobbiamo onorare il santo – afferma l’ex capocorsa Giovanni Pes –. Non dico nella forma consueta, perché è troppo tardi per preparare i cavalli e tutto il resto. Ma se la situazione a giugno cambiasse si potrebbe pensare a una processione al passo, distanziati».

Nel coro dei favorevoli si colloca la rappresentanza di un’altra componente fondamentale, il consiglio religioso di San Costantino. «Condivido la decisione di annullare la festa considerato che il virus è ancora in circolazione – sostiene Sabina Pes, la prioressa in carica –. Il dispiacere è grande, molti di noi hanno fatto un voto, ma era l’unica soluzione». Dello stesso avviso Franca Puggioni, che ha guidato il consiglio nel 2019: «A malincuore, ma dobbiamo accettarlo perché era inevitabile e fin qui abbiamo fatto grandi sacrifici per contenere l’epidemia».

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