Ghilarza, a mezzanotte la prima messa coi fedeli

Un momento della messa con i fedeli distanziati (foto francesco pinna)

Il parroco ha voluto celebrare la funzione un istante dopo l’inizio del 18 maggio. Davanti a Padre Paolo Contini 135 persone tutte a distanza di sicurezza

GHILARZA. Il lungo periodo di forzata rinuncia alla comunione eucaristica si è concluso ancora prima che sorgesse l’alba per la comunità parrocchiale di Ghilarza, che ha assistito alla prima messa dell’era post-confinamento da pandemia un minuto dopo la mezzanotte di oggi. A quell’ora padre Paolo Contini ha spalancato il portone principale della parrocchia intitolata alla Vergine Immacolata dando inizio a quella che forse sarà ricordata negli annali come la prima liturgia con popolo della Fase 2 in Italia.

Il parroco ha motivato la decisione di anticipare i tempi rispetto alle celebrazioni diurne che oggi si terranno ovunque, con l’esigenza dei fedeli di tornare nei luoghi deputati al culto e di riprendere familiarità con gesti e riti a loro cari. «L’eucarestia è davvero mancata ed è sembrata una cosa ovvia riaccostare le persone al sacramento nel primo minuto utile consentito», ha spiegato padre Contini.

Si è così aperto un nuovo capitolo della gestione della pandemia, quello contrassegnato da maggiori libertà personali esercitate a condizione di una rigorosa osservanza delle restrizioni e quindi anche dalle mutate modalità della pratica religiosa. Norme che già questa notte si sono tradotte nella drastica riduzione dei posti riservati ai fedeli tra le navate e le cappelle, dove i banchi sono stati sostituiti dalle sedie riducendo una capienza di circa 500 persone a 135, tanti quanti i fedeli che sin dal pomeriggio hanno “prenotato” il loro ingresso alla funzione.

Già all’arrivo sul sagrato, ieri, si percepiva il cambiamento con i segni tracciati nella pavimentazione esterna per indicare la distanza di due metri e gli accessi e le uscite della chiesa separati e sorvegliati dai volontari del servizio d’ordine. Il copione prevedeva la recita di una preghiera sul sagrato non appena fossero giunti i fedeli e allo scoccare della mezzanotte i primi rintocchi degli ottoni suonati a distesa dal maestro campanaro di Norbello.

Un minuto dopo il sacerdote ha spalancato le porte dell’ingresso principale e ha attraversato la navata centrale dirigendosi all’altare. La cerimonia religiosa è stata programmata secondo il protocollo stabilito dal governo e dalla Cei, con indosso le mascherine, senza scambi della pace e con l’ostia consacrata rilasciata sui palmi delle mani evitando contatti, sistema che a breve sarà soppiantato dall’uso delle pinze.

Le novità saranno assimilate presto dai praticanti: basterà un po’ di spirito di adattamento come ha sottolineato il parroco preannunciando il contenuto dell’omelia. «Non dovete farvi spaventare, tutto si potrà superare usando un po’ di elasticità», la rassicurazione di padre Paolo che ha accolto le autorità civili, gli esponenti delle 58 associazioni ghilarzesi e altri cittadini. E citando Papa Woytila il parroco ha esortato: «Stanotte non abbiamo semplicemente varcato la soglia della parrocchia, ma la soglia della speranza. Possiamo avviare una nuova ricostruzione».

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