Mancini non si presenta all’udienza
di Michela Cuccu
Per lui il Pm ha chiesto e ottenuto la custodia in carcere. L’uomo ha cambiato avvocato: ora è difeso da Mauro Onofri
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ORISTANO. È rimasto nella sua cella a Massama e si è avvalso della facoltà di non rispondere, Walter Mancini, l’ex carabiniere di 59 anni, che giovedì sera ha tenuto in ostaggio per quasi dodici ore un anziano e sua figlia nel loro appartamento. Il sostituto procuratore della Repubblica, Silvia Mascia, ha chiesto e ottenuto dal gip la convalida della misura cautelare in carcere per Mancini, accusato di vari reati fra cui il tentato omicidio e il sequestro di persona. Mancini infatti, per tutte quelle ore, aveva continuato a dire di aver paura della mafia e dei Casamonica che erano venuti a prenderlo, per punirlo. Per questo si era nascosto in quella casa. Durante un blitz delle forze dell’ordine che dopo vani tentativi di convincere l’uomo ad uscire, poco dopo le 22 erano riuscite ad entrare nell’appartamento, attraverso un sotterfugio reso possibile dalla prontezza di riflessi di uno degli ostaggi, Romano Tonello che aveva lanciato la copia delle chiavi del portoncino dentro il balcone della vicina, c’era stata una violenta collutazione. «Il primo che entra lo ammazzo», aveva urlato in preda al delirio Mancini, che nel frattempo si era rinchiuso in una camera. Quando però il capitano dei carabinieri Francesco Giola e il sostituto commissario della polizia Roberto Sechi, riescono a forzare anche quella porta, Mancini non esita ad usare il coltello che ha in mano e colpisce l’ufficiale dei carabinieri che, fortunatamente, è protetto dal giubbotto antiproiettile. Non è finita, il carabiniere e il poliziotto provano a fermarlo e Walter Mancini cambia bersaglio. Il coltello viene brandito ora contro il sostituto commissario Sechi, che evita qualche coltellata perché è a distanza di sicurezza. Proprio in quel momento il sequestratore non può più controllare entrambi ed è allora che viene bloccato a terra. Non molla il coltello, anche se il suo braccio è immobilizzato. Entra un agente della Squadra volanti della polizia che indossa i guanti antitaglio e riesce a impugnare l’arma dalla parte della lama e finalmente a fare perno per strapparla di mano a Walter Mancini. Da questo momento la stanza è un ring di lotta. Il sequestratore e le forze dell’ordine sono avvinghiati e ci vuole ancora un paio di minuti prima che ceda. È ferito, giusto qualche taglio, procurato forse dai cocci di vetri e ceramiche rotte, cadute durante il corpo a corpo. Saranno i medici dell’ospedale san Martino, a curare le ferite e visitare l’ex carabiniere che qualche ora più tardi sarà rinchiuso in una cella del carcere di Massama. Per lui, che nel frattempo ha cambiato avvocato, scegliendo di farsi difendere da Mauro Onofri, del foro di Roma, si profila sicuramente anche una perizia psichiatrica.
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