Una Assl allo sbando, da ricostruire

Sindacati e associazioni dei pazienti forniscono un quadro impressionante di carenze e lacune di personale e strutture

ORISTANO. Lasciando perdere le parole, ma guardando solo ai numeri, è piena emergenza per la rete sanitaria della provincia. Dall’ospedale San Martino, ai presidi di Bosa e Ghilarza, passando per i servizi e i poliambulatori, il sistema a tutela della salute dei cittadini fa acqua da tutte le parti. L'oncologia, per cui è atteso da tempo l'apertura di un reparto, è ferma al 1992, anno in cui ha aperto il servizio contando appena 130 accessi. Oggi gli accessi sono oltre ottomila e l'organico è fermo a vent'anni fa con 5 medici oncologi, un oncoematologo, una psicooncologa e otto infermieri. Un servizio spalmato su una struttura a due piani, che obbliga i pazienti ad un sali e scendi tra analisi, visita e, se il farmaco arriva, infusione. Non vive momenti migliori il pronto soccorso che conta 12 medici, di cui due in forza a Ghilarza e solo sei che turnano la notte, ciò vuol dire che gli stessi medici fanno dalle 10 alle 12 notti al mese, rispetto alle cinque previste per contratto. La chirurgia conta 8 medici, di cui tre in forze parziali tra congedi e limiti nell'operatività, dovrebbero essere 14, da due anni il reparto è senza primario. La radiologia non sarà in grado di riprendere il vecchio lavoro prenotato né garantire quello futuro, con solo due medici nel turno della mattina e uno per quello del pomeriggio, 9 professionisti in organico anziché 14 e di questi solo cinque operativi al cento per cento. Alla base del malessere non bisogna però guardare il periodo di emergenza Covid-19, colpevole solo di aver fatto affiorare più in fretta e con più forza le difficoltà già presenti da mesi, che hanno portato le associazioni di tutela dei malati a formalizzare un esposto alla procura della Repubblica, per tutelare il diritto alla salute.«È lecito quello che sta accadendo – sottolinea Maria Grazia Fichicelli, presidente di Cittadinanzattiva e promotore insieme ad altre associazioni dell'esposto – è normale che non si dia eguale diritto di accesso ai servizi sanitari? Il diritto dei cittadini deve essere riconosciuto». «Ci devono ascoltare come individui e come collettività – sottolinea Maria Delogu, presidente dell'associazione Komunque Donne – dietro ai numeri dell'oncologia ci sono vite umane, devono guardare prima alle persone e poi valutare le razionalizzazioni». «Il servizio segue circa settanta pazienti – spiega Massimiliano Vinci, presidente dell'associazione Talassemici provinciale – è stato affidato al servizio trasfusionale ma il paziente talassemico ha bisogno di controlli multi-disciplinari». Situazione altrettanto preoccupante per la diabetologia.

Una Assl allo sbando e in profonda crisi, visti i numeri, nonostante le rassicurazioni che giungono da più parti.

Eleonora Caddeo

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