Incognita trasporti, i presidi temono il peggio

Già in condizioni normali le linee da e per la città erano sovraffollate Adesso con i limiti di capienza serviranno molti autobus in più. Silenzio dall’Arst

ORISTANO. Sono i trasporti pubblici, più che i banchi, o il distanziamento in classe, la vera incognita che grava sul nuovo anno scolastico.

A poche settimane dalla ripresa delle lezioni, i dirigenti delle Superiori non hanno ancora la certezza che tutti i loro studenti possano arrivare a scuola in totale sicurezza.

Un problema non da poco se si considera che la stragrande maggioranza degli studenti che frequentano le Superiori cittadine sono pendolari.

Si va dal circa 90 per cento dell’Agraria-Alberghiero-Professionali, all'80 per cento dell’Othoca e del Benedetto Croce, fino al 75 per cento del Liceo Classico e Artistico. L’unica certezza è che le corse per gli studenti pendolari saranno attivate dal 21 settembre e che gli autobus viaggeranno con la capienza massima nei percorsi inferiori ai 15 chilometri, mentre, per le distanze superiori scatterà in il limite dell’80 per cento della capienza.

Durante la conferenza Stato-Regioni dedicata proprio ai trasporti, il Governo ha assicurato finanziamenti per le aziende di trasporti destinati acquistare nuovi mezzi in maniera di coprire il 20 per cento di capienza “sottratto” a seguito dell’emergenza Covid.

Gian Domenico Demuro, dirigente dell’Istituto Don Deodato Meloni che con 1200 iscritti è la scuola più affollata della città, non è ottimista.

«Temo – dice – che almeno all’inizio ci saranno grossi problemi. Già prima dell'emergenza sanitaria, quando gli autobus viaggiavano strapieni, molti dei nostri studenti restavano a terra, sia alla partenza dal paese d’origine sia per il rientro, mi chiedo cosa accadrà fra qualche giorno».

Pino Tilocca, preside dell'Istituto comprensivo che riunisce i Licei classico e artistico di Oristano e le Superiori di Terralba, racconta della situazione di totale incertezza di questi giorni, aggravata dal silenzio dell’Arst.

«A giugno – dice – l’Azienda Regionale dei trasporti ci ha chiesto il censimento degli studenti pendolari che gli è stato regolarmente comunicato. Da allora, non sappiamo più nulla».

Le preoccupazioni dei dirigenti riguardano anche i rischi sanitari che potrebbero incorrere per gli studenti e che potrebbero vanificare tutto il lavoro fatto dentro le scuole per garantire la frequenza in sicurezza. Salvatore Maresca, dirigente del liceo pedagogico e musicale “Benedetto Croce” spera che l’impegno delle scuole non venga vanificato proprio dalle difficoltà logistiche.

«Noi abbiamo organizzato ingressi ed uscite separate, distanziato i banchi, sacrificato spazi comuni e laboratori, previsto turni persino per andare in bagno. Tutto potrebbe rivelarsi inutile se poi, gli studenti dovessero trovarsi a viaggiare su mezzi troppo affollati».

Dello stesso parere anche Gian Franco Frongia, dirigente dell’Othoca che oltre al liceo di scienze applicate e le Industriali, comprende la sede staccata di Ales. «Servono più corse di autobus, altrimenti, come avveniva già nel passato, i ragazzi, anche se indosseranno le mascherine, saranno costretti a viaggiare tutti addossati con rischi facilmente immaginabili».

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