tassa sui rifiuti
Pazienza finita verso i morosi, il Comune a caccia di un milione
di Davide Pinna
ORISTANO. Tempo per mettersi in regola ne hanno avuto e su questo non ci sono dubbi. Dato che le cartelle esattoriali e i solleciti di pagamento sono rimasti senza risposta ora entreranno in gioco...
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ORISTANO. Tempo per mettersi in regola ne hanno avuto e su questo non ci sono dubbi. Dato che le cartelle esattoriali e i solleciti di pagamento sono rimasti senza risposta ora entreranno in gioco gli strumenti della riscossione coattiva per quegli oristanesi che tra il 2012 e il 2013 non hanno pagato la tassa sui rifuti. Non si parla proprio di briciole, anzi: la somma che il Comune non è riuscito a riscuotere nel corso del biennio sfiora quasi le sei cifre, attestandosi sui 994mila euro. Sono mancati incassi che pesano sul bilancio del Comune, determinando parte di quel disavanzo che pian piano l’ente sta cercando di riassorbire attraverso piano di rientro spalmato nell’arco di trent’anni.
C’è poi da tenere conto del fatto che quei tributi non pagati fra qualche mese non potranno essere più richiesti. Teoricamente la scadenza per l’avvio delle procedure di recupero coattivo dell’evasione sarebbe dovuta scadere il prossimo 31 dicembre, ma il blocco delle cartelle esattoriali stabilito dal governo in occasione del lockdown ha allungato i termini. Il Comune guadagna così altri 85 giorni per dare avvio alle procedure, con la nuova scadenza fissata al 26 marzo 2021. L’ente locale, però, non potrà occuparsene direttamente perché tutti gli impiegati sono impegnati nella gestione dell’ordinario, un’operazione fondamentale dato che il Comune deve evitare a tutti i costi l’apertura di nuovi buchi di bilancio.
Il servizio di recupero sarà assegnato con un affidamento diretto a una società privata, ma prima l’amministrazione valuterà le manifestazioni d’interesse che perverranno in risposta al bando e l’appalto sarà assegnato all’azienda che offrirà un prezzo più basso, partendo da una base d’asta che fissa all’8% l’introito della ditta rispetto al totale recuperato.
Gli uffici comunali hanno stimato un costo di poco meno di 40mila euro da versare al concessionario, ma si tratta di una cifra del tutto indicativa. Si fonda sull’ipotesi che la riscossione diventi effettiva per poco meno di 500mila euro, la metà dell’importo totale. Nei fatti, è abbastanza improbabile che si raggiunga questa soglia: «Eccede di gran lunga qualsiasi dato o riferimento statistico relativo all’attività considerata e al comparto e al territorio di riferimento» si legge nell’avviso pubblico.
Per i cittadini morosi è finito il tempo delle lettere. La procedura riguarda la riscossione coattiva e quindi, dopo il primo avviso, entreranno in gioco strumenti come il fermo amministrativo dell’automobile, l’ipoteca sui beni immobili e il pignoramento.
C’è poi da tenere conto del fatto che quei tributi non pagati fra qualche mese non potranno essere più richiesti. Teoricamente la scadenza per l’avvio delle procedure di recupero coattivo dell’evasione sarebbe dovuta scadere il prossimo 31 dicembre, ma il blocco delle cartelle esattoriali stabilito dal governo in occasione del lockdown ha allungato i termini. Il Comune guadagna così altri 85 giorni per dare avvio alle procedure, con la nuova scadenza fissata al 26 marzo 2021. L’ente locale, però, non potrà occuparsene direttamente perché tutti gli impiegati sono impegnati nella gestione dell’ordinario, un’operazione fondamentale dato che il Comune deve evitare a tutti i costi l’apertura di nuovi buchi di bilancio.
Il servizio di recupero sarà assegnato con un affidamento diretto a una società privata, ma prima l’amministrazione valuterà le manifestazioni d’interesse che perverranno in risposta al bando e l’appalto sarà assegnato all’azienda che offrirà un prezzo più basso, partendo da una base d’asta che fissa all’8% l’introito della ditta rispetto al totale recuperato.
Gli uffici comunali hanno stimato un costo di poco meno di 40mila euro da versare al concessionario, ma si tratta di una cifra del tutto indicativa. Si fonda sull’ipotesi che la riscossione diventi effettiva per poco meno di 500mila euro, la metà dell’importo totale. Nei fatti, è abbastanza improbabile che si raggiunga questa soglia: «Eccede di gran lunga qualsiasi dato o riferimento statistico relativo all’attività considerata e al comparto e al territorio di riferimento» si legge nell’avviso pubblico.
Per i cittadini morosi è finito il tempo delle lettere. La procedura riguarda la riscossione coattiva e quindi, dopo il primo avviso, entreranno in gioco strumenti come il fermo amministrativo dell’automobile, l’ipoteca sui beni immobili e il pignoramento.
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