«Lavori con materiali sbagliati»

La messa in sicurezza di S’Anea Scoada a San Vero Milis non convince l’archeologo Raimondo Zucca

SAN VERO MILIS. Costeranno circa 1,6 milioni le opere necessarie a mettere in sicurezza alcuni tratti della costa sanverese interessata dal fenomeno dell’erosione. Gli interventi, progettati da un raggruppamento temporaneo di progettisti costituito da Criteri di Cagliari e Prima Ingegneria di Livorno, riguarderanno le aree di S’Anea Scoada, quello in cui l’anno scorso si è verificato l’incidente costato la vita a un giovane precipitato con la sua bici dalla scogliera, e di Su Pallosu. I due interventi costeranno rispettivamente 940 mila euro per S’Anea Scoada e 700 mila euro per Su Pallosu. I lavori suscitano perplessità e qualche preoccupazione tra i residenti e i turisti ancora presenti nella marina sanverese, che in questi giorni assistono allo sbancamento della volta sotto cui la penetrazione del mare ha scavato delle grotte, alcune delle quali profonde diversi metri. Un lavoro che, una volta concluso, inevitabilmente, modificherà la linea della costa. «L’impiego dei materiali da utilizzare per il contenimento della falesia ed evitare altri crolli – spiega l’archeologo Raimondo Zucca – è fondamentale». Il riferimento di Zucca è al biancone proveniente dalla cava di Orosei che l’impresa sta impiegando per il riempimento dei punti di scogliera su cui si sta intervenendo a S’Anea Scoada, per la realizzazione della discesa a mare. Si tratta di pezzi di varie dimensioni e peso, che stridono fortemente, per la diversità di colorazione, con la falesia e che nulla hanno a che fare con la sua conformazione. Il biancone ritenuto però più idoneo per mitigare gli effetti dell’erosione nei tratti in cui l’azione del mare sulla linea costiera è più intensa. È prevista inoltre la messa in opera, in acqua e fuori dall’acqua, di massi in calcare, basalto o granito. Materiali che nulla hanno in comune con quelli che formano la scogliera. Zucca si interroga sui motivi che impediscono il riutilizzo del materiale di recupero o dei trovanti in arenaria di grandi dimensioni, impiegato dai contadini per la realizzazione dei muri divisori tra le proprietà che si trovano nel Sinis. Zucca ama la marina sanverese, tanto da aver scelto di viverci tutto l’anno. A lui si devono anche le indagini che un team di archeologi stanno effettuando attualmente su alcuni pozzetti presenti nell’area. «I pozzetti, dei quali non conosciamo l’utilizzo, che si trovano in quell’area, ma non nei tratti interessati ai lavori, sono simili a quelli usati per le sepolture rinvenute a Monte ‘e Prama. Non erano mai stati indagati prima, per cui ben venga il lavoro che stanno facendo gli archeologi perché ci aiuterà a capire a cosa servivano». Il progetto, oltre alla messa in sicurezza dei tratti di scogliera più compromessi di S’Anea Scoada, prevede anche opere per la salvaguardia delle aree dunali di Su Pallosu.

Piero Marongiu

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